Tanti sì al Grande Castelvecchio

Aggiornamento del 2 dicembre 2021
Giorgio Massignan, Giuseppe Perotti, Stefano Dindo, Giuseppe Perotti, Luciano Cenna, Stefano Dindo, Paola Tortella, Maurizio Danzi, Gian Maria Varanini, Angela Roncaccioli, Alberto Vignolo, Luciano Cenna, Gianni Benciolini, Massimo De Battisti, Francesco Monicelli, Giacomo Murari Bra’, Luciano Cenna, Giorgio Massignan, Federica Goffi, Giulio Rama, Anna Braioni, Maurizio Danzi, Giovanna Mariotti, Maurizio Amaro, Gabriella Dimitri, Paola Marini, Alberto Maria Sartori , Massimo Galli Righi, Alberto Battaggia, Corrado Corcioni, Angela Roncaccioli, Mimmo Colombo, Angelo Macalello, Francesco Monicelli, Anna Braioni, Francesca Borgo, Roberto Mencarelli, Angela Roncaccioli, Giuseppe Perotti, Paolo Mezzelani, Guariente Guarienti, Stefano Dindo, Ugo Zanetti, Roberto Capuzzo, Lorenzo Dalai, Giorgio Massignan, Alberto Ribaudo, Luciano Cenna, Alberto Vignolo, Giuseppe Perotti, Sergio Noto
I servizi e le lettere a “L’Arena” dei cittadini veronesi sul progetto di rilancio del principale Museo cittadino e al trasferimento del Circolo Ufficiali

Il complesso di Castelvecchio. A dx, il logo del progetto “Grande Castelvecchio” e le planimetrie del Museo

Giovedì 2 dicembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

CASERME E CASTELVECCHIO. Ora la servitù militare diventi un’opportunità

Giorgio Massignan

Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nell’ottobre del 1813, a febbraio del 1814, l’esercito austriaco occupò Verona, sostituendosi ai francesi. Nel 1815, con il Congresso di Vienna, Verona entrò a far parte del Lombardo-Veneto, uno stato dipendente dall’impero austriaco. Rimase sotto gli Asburgo sino al 1866, quando, con la terza guerra d’Indipendenza, anche il Veneto si riunì all’Italia. La nostra città fu sempre considerata un luogo strategico per gli scambi commerciali e le difese militari, e gli austriaci la strutturarono come una vera e propria città-fortezza, a danno dei commerci. A causa dell’importanza di Verona come piazza fortificata, la popolazione fu costretta a sottostare alla servitù militare, con vari divieti e con restrizioni sull’ubicazione delle costruzioni civili e industriali. Tutto questo incise non poco sull’economia cittadina e sullo sviluppo urbano del territorio. L’economia, la cultura, la socialità e la vita della città nel suo complesso patì pesantemente il clima di stagnazione che contagiò negativamente le epoche successive. La censura austriaca vietò tra il 1814 e il 1848, la lettura del Decamerone, le opere di Macchiavelli, di Beccaria e di altri classici. La filosofia e la storia erano considerate materie pericolose, così come le persone che vi si dedicavano. Alla metà del 1800, in città risiedevano 36.000 militari, tra una popolazione di 56.000 veronesi. La struttura economica e commerciale si trasformò in funzione della massiccia presenza di soldati austriaci. La città mitigò il suo ruolo di piazza fortificata solamente dopo la prima guerra mondiale. Ma, per oltre un secolo, il suo sviluppo economico, sociale e culturale, fu gravemente limitato. In compenso, la gestione dei militari, lasciò ai posteri un vero e proprio museo diffuso. Volumi edilizi e aree verdi che, se pianificate all’interno di uno strumento urbanistico, potrebbero permettere un enorme miglioramento delle condizioni qualitative del nostro territorio. Sarebbe tempo che a Verona fosse restituita almeno una parte delle opportunità che le destinazioni e i divieti militari le hanno tolto. Per esempio, adeguando il sistema culturale e museale al valore del suo patrimonio storico e artistico. Ritengo sia antistorico e contro gli interessi della collettività, che i militari impediscano lo sviluppo dell’ambizioso progetto di un Grande Castelvecchio, opponendosi all’allargamento del museo negli spazi ora occupati dal Circolo Ufficiali. E’ già stato ampiamente spiegato che in città, esistono edifici prestigiosi in grado di ospitare il Circolo, con una eventuale foresteria, come richiesto dagli stessi militari. Impuntarsi per mantenere un privilegio a danno dei cittadini, significa non amare la città in cui sono ospitati.

Martedì 23 novembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 27

CASTELVECCHIO. Il Louvre sfrattò il Ministero delle finanze

Giuseppe Perotti

La lunga dissertazione sull’opportunità di completare la realizzazione di un Grande Castelvecchio, cioè il perfezionamento del disegno museale prodotto dalla magica matita di Carlo Scarpa, ancora incompiuto in quanto una porzione significativa del Castelvecchio è attualmente occupata da quello che fu il Circolo Ufficiali dell’Esercito Italiano, ora ridimensionato a Circolo unificato dell’esercito, mi ricorda un’altra operazione analoga, anche se di maggiore impatto. A Parigi il complesso del Louvre, una fortezza medievale trasformata in residenza reale nell’Età Moderna, divenne luogo principe per la raccolta e l’esposizione di opere d’arte al termine della Rivoluzione Francese, e tale poi è rimasto per i due secoli successivi.Negli anni Ottanta del secolo scorso il presidente della Repubblica francese Francois Mitterand, con quell’anelito per la grandeur, tipica di re, imperatori e presidenti d’Oltralpe, volle riammodernare la struttura espositiva del Louvre, e con l’aiuto del ministro della cultura Jack Lang, trasformò un già celebre, ma un po’ sonnacchioso museo, in una star assoluta.Oltre ai noti interventi architettonici che sventrarono letteralmente le corti ed i livelli sotterranei del palazzo, si andò a dissotterrare perfino la base della torre di Filippo II° ed il medievale muro difensivo di Carlo V°, elevando piramidi di vetro, ormai da tutti accettate come parte integrante del grandioso complesso. Ma non tutti ricordano che Mitterand riuscì a moltiplicare gli spazi utili per il museo facendo sloggiare, pur con una notevole difficoltà, anche gli uffici dirigenziali del Ministero delle Finanze francesi, che occupavano fin dall’Ottocento un’intera ala del Louvre, compresa la corte dove venivano parcheggiate le auto blu ministeriali e che venne poi trasformata in una mirabolante esposizione di antiche sculture. Così a Parigi la vera Cultura risultò vincente.Da allora ad oggi il Louvre ha decuplicato il numero dei visitatori. Fatte le debite proporzioni penso che nel caso di Castelvecchio, anche senza scomodare il prossimo Presidente della Repubblica, o Presidentessa se sarà una donna, ci siano i presupposti per trovare soluzioni ottimali e gratificanti sia per il Grande Castelvecchio che per la struttura ricreativa dell’Esercito Italiano.

Giovedì 18 novembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

CASTELVECCHIO. Servono spazi, non la foresteria dei militari

Stefano Dindo

Nell’intervista pubblicata su “L’Arena” del 7 novembre, il soprintendente Vincenzo Tinè ritiene possibile un’integrazione fra il Circolo dell’Esercito e il Museo di Castelvecchio sul presupposto che le cose che manchino al museo siano eventi, conferenze, servizi, ristorante e che, alla fine, al visitatore non possa dispiacere, mentre visita il museo, di fare l’esperienza di un Circolo ufficiali storico dell’Esercito.Si tratta di posizione non condivisibile che rischia di allontanare ulteriormente l’obiettivo che la nostra città si doti di un Grande Castelvecchio; detto con franchezza, sarebbe una soluzione che ricorda il famoso passaggio del romanzo “Il Gattopardo” quando Tancredi Falconeri osservava che “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.Al museo non manca la possibilità di organizzare eventi e conferenze. Non è questo il punto. Mancano invece servizi e possibilità espositive divenuti indispensabili per garantire la qualità che un museo moderno non può non avere, pena il suo declassamento.Va ampliato l’accesso per i disabili che abbiano problemi di deambulazione, con la realizzazione di un nuovo ascensore; mancano aule didattiche di accoglienza per consentire a chi abbia disabilità sensoriali o cognitive la possibilità di comprensione del museo conforme alle loro capacità, con utilizzo delle migliori tecniche oggi disponibili. Manca, ancora, un guardaroba adeguato, che potrebbe essere realizzato, insieme, al book shop negli spazi attualmente occupati dagli uffici, se questi fossero spostati negli spazi del Circolo.Gli uffici amministrativi che ora occupano circa 180 metri quadri hanno necessità, almeno, di raddoppiare.Ancora nei locali del Circolo si potrebbe allestire un gabinetto numismatico, con sala di consultazione e ufficio del Conservatore e un laboratorio di manutenzione per le opere d’arte.Si tratta, quindi, di esigenze che necessitano di spazi in uso esclusivo e non in coabitazione; del resto, possiamo davvero immaginare che i circa 160.000 visitatori che, mediamente, visitano il Museo ogni anno, potrebbero circolare per i locali di un Circolo destinato al dopo lavoro dei militari, in coabitazione con gli stessi, con tutte le esigenze anche di custodia e di sicurezza che questo comporterebbe? Comunque, per valorizzare come merita un museo che attira non solo per le opere esposte, ma anche per il restauro di Carlo Scarpa e perché consente la visita di un castello medioevale, è necessario un restauro complessivo che renda unitario il castello e che sia coerente con il magnifico lavoro del grande architetto.Così si realizzerebbe quel progetto che consentirebbe quel salto di qualità che avrebbe un impatto enorme sull’offerta culturale veronese.Questo è quello di cui Verona ha bisogno e non realizzarlo, perché non si vuole spostare un circolo rimasto chiuso per due anni e che usa 2.000 metri quadrati coperti di proprietà pubblica, in gran parte neppure utilizzati, costituisce, un danno per la nostra città ingiustificato e ingiustificabile.Vi è, però, uno spunto che si può cogliere in senso positivo dalla proposta del Soprintendente: in attesa dello spostamento del Circolo, i militari accettino di condividere da subito almeno il ristorante, aprendolo ai visitatori del Museo, o, magari, a tutti i veronesi.Si tratta di una richiesta sensata, anche perché la gestione di un ristorante poco frequentato, perché pochi sono i frequentatori del Circolo, ne avrebbe certamente un vantaggio anche per i militari.Ed ancora, accettino di restituire subito, almeno, quei 400 metri quadrati siti al primo piano, attualmente praticamente inutilizzati, ove potrebbero trasferirsi uffici ed altro, liberando spazi al piano terra del Museo.Attenzione, però.Qui si annida un pericolo del quale è necessario essere edotti e che, forse, spiega cosa realmente potrebbe star dietro la ritrosia di parte dei militari che non vogliono più accettare di trasferirsi in quell’ex convento di San Giacomo di Galizia che, invece, era stato indicato da altri militari come possibile soluzione.Vi sarebbe, infatti, il progetto da parte dell’Esercito di realizzare al primo piano del castello una “foresteria” con undici stanze con servizi, da utilizzare a pagamento, così consentendo anche un ritorno economico.Se questo è l’obiettivo è necessario parlarne, dimodoché ciascuno assuma le sue responsabilità e possa esprimersi.Per noi questo non sarebbe consentito dalle norme statali, regionali e comunali e porterebbe ad un lungo contenzioso; e poi, per noi, sarebbe davvero anche uno schiaffo alla città.Speriamo che non sia così e che, quindi, si possa procedere verso l’obiettivo del Grande Castelvecchio, con condivisione da subito del ristorante e restituzione di quel primo piano, che non può e non deve diventare una foresteria.

Martedì 9 novembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 27

INTERVISTA A TINÈ. Castelvecchio ha bisogno di nuovi spazi

Giuseppe Perotti

La proposta del soprintendente per i beni archeologici, belle arti e paesaggistici Vincenzo Tinè, di istituire anche a Verona una “Fondazione” che armonizzi nel migliore dei modi la gestione dei musei veronesi, riportata in una intervista di Maurizio Battista su L’Arena del 7 novembre, non può che suscitare l’incondizionata approvazione di chi ama Verona e le sue incredibili bellezze artistiche. Altre grandi città d’arte che si sono già dotate di tale fondamentale supporto strategico, come ad esempio Venezia, ne hanno sperimentato la grande utilità. Ma anche città più piccole, ma dinamiche e propositive, come ad esempio la vicina Brescia, si sono dotate di una Fondazione che ha favorito una più rapida e completa conoscenza delle molteplici bellezze artistiche della città, fino ad allora messe un po’ in ombra dalla preponderante realtà industriale della Leonessa d’Italia. Nell’intervista, il professor Vincenzo Tinè ha fatto una disamina delle molte realtà museali veronesi, ricordando che oltre alle fondamentali strutture che fanno capo al Comune, Castelvecchio in testa, ci sarà la prossima apertura di una nuova struttura museale statale, senza dimenticare la complessa presenza in città della Fondazione Cariverona, proprietaria di siti cittadini in parte già musei e in parte destinati a funzioni museali. Il soprintendente ha anche ricordato le due perle della realtà museale privata: lo storico Museo Miniscalchi-Erizzo e il recente e raffinatissimo Museo Carlon, sostenendo inoltre l’auspicata utilizzazione museale di nuove strutture ricavate in Zai dalla trasformazione ad hoc di vecchi siti mercantili. Curiosamente il dottor Vincenzo Tinè al termine dell’intervista ha anche espresso l’ipotesi di un possibile futuro connubio in Castelvecchio tra il “Circolo unificato dell’Esercito”, conosciuto anche come Circolo Ufficiali per la precedente destinazione del sito, ed i servizi accessori del Museo di Castelvecchio, oggi del tutto mancanti.Ipotesi suggestiva, ma a mio parere poco praticabile per le assolutamente diverse esigenze tra chi frequenta un’Associazione dopolavoristica di dipendenti civili e militari dell’Esercito Italiano ed i frequentatori italiani e stranieri di un Museo, appartenenti ad ogni ceto ed a tutte le età.Giova qui ricordare che lo splendido impianto museale uscito dalla magica matita di Carlo Scarpa negli anni sessanta del secolo scorso è tuttora mirabilmente valido per le sale espositive, ancor oggi studiate e prese a modello dalle più prestigiose Scuole di architettura mondiali, mentre gli spazi dedicati alle funzioni accessorie del museo furono allora parametrate alle poche decine di visitatori che si prevedeva lo potessero visitare giornalmente. Oggi tutto è cambiato ed è intollerabile che il museo abbia una biglietteria così piccola che, se, ad esempio, le persone in attesa sono dieci, sette debbono attendere il proprio turno all’aperto, magari sotto la pioggia.Sono completamente assenti il guardaroba, una toilette degna di tal nome, aule attrezzate per fondamentali funzioni complementari didattiche per grandi e piccini, una caffetteria aperta a tutti. Infine gli attuali uffici sono paragonabili più ai locali di un sommergibile che a quelli di un importante museo italiano.VERONA

Venerdì 29 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

CASTELVECCHIO. Museo o Circolo la città ora si pronunci

Luciano Cenna

La questione Circolo Ufficiali-Museo di Castelvecchio ha assunto una dimensione pubblica che non può e non deve restare limitata ai soli ambiti circoscritti ai sostenitori: da una parte i militari veronesi, gli iscritti al Circolo e i Comandi romani, dall’altra qualche centinaio di Amici e una parte – a mio avviso importante numericamente e per impegno culturale- di cittadini veronesi. La città ora deve pronunciarsi. Quanto meno il sindaco dovrebbe prendere posizione in modo chiaro e dire come la pensa. Anche dall’assessore alla cultura ci aspetteremmo un segnale, pur se siamo consci delle sue difficoltà nel caso non fosse accordato con quello del sindaco.Penso infatti che la partecipazione del sindaco ad una recente manifestazione del Circolo sia stato un modo per far capire la sua posizione in merito alla questione, mentre l’attenzione che l’assessore in più occasioni ha mostrato nei confronti dei musei veronesi possa essere intesa come una propensione alla loro valorizzazione.Nei giorni scorsi un amico, nello scambiare con me alcuni pensieri in merito al caso, sollecitava un intervento del ministro Franceschini, a suo dire favorevole all’ampliamento del Museo e certamente autorevole in questo governo al punto di poter far pesare le sue opinioni.Ma più si avvicina la stagione elettorale più sarà difficile che argomenti di questa natura ,cioè che tendono a dividere , trovino il modo di risolversi mettendo d’accordo le opposte fazioni. E allora cosa fare? A me pare che i politici veronesi dell’opposizione potrebbero proporre al Consiglio di mettere in discussione l’argomento sollecitando una risposta politica, almeno come orientamento, di massima, cioè un sì o un no che chiarisca cosa vuol fare Verona del suo Museo: se portarlo a compimento mettendolo a norma, o lasciarlo così incompiuto e inadeguato. Voglio ardentemente sperare che non si debba mai più sentirci rispondere da personalità influenti la vergognosa frase che il Circolo ( lì) sarebbe strategico.

Sabato 23 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 29

GRANDE CASTELVECCHIO/1. Serve un museo che superi le disabilità

Stefano Dindo*

Ho letto con interesse l’articolo apparso su L’Arena del 21 ottobre che riporta l’impegno che il sindaco della nostra città ha assunto di fare entro il 2026 di Verona “la città italiana più accessibile ai disabili”, anche per onorare la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina, che si terrà in Arena. Sono totalmente d’accordo.Si tratta di un’opportunità straordinaria e di un progetto meritevole, idoneo a dare alla nostra città quell’immagine inclusiva che merita. A tal proposito, ricordo che il progetto di realizzare un “Grande Castelvecchio” del quale spesso si dibatte su questa rubrica, ha tra i suoi principali obiettivi quello di consentire un miglioramento sensibile all’accesso per i disabili che abbiamo problemi di deambulazione, prevedendo, tra l’altro, anche la realizzazione di un ulteriore ascensore che dai locali dell’attuale circolo dell’Esercito dovrebbe portare al piano superiore dell’ ala cosiddetta della reggia, non raggiungibile per i disabili con l’ ascensore esistente, in grado di servire solo l’ ala della Galleria. Non solo, l’allargamento del museo, agli spazi attualmente occupati dal Circolo dell’Esercito, consentirebbe anche la realizzazione di aule didattiche e di accoglienza, per consentire, a chi abbia disabilità sensoriali o cognitive, la possibilità, oggi loro negata, di comprensione del museo conforme alla loro capacità di percezione, in applicazione delle più moderne tecniche disponibili e che si vedono in opera in molti musei di caratura europea. Il Circolo dell’Esercito occupa circa 2.000 mq. coperti e 1.600 mq. scoperti; si tratta di spazi enormi del tutto sproporzionati rispetto all’utilizzo che se ne fa, perché i militari in servizio ed in pensione, che hanno diritto ad utilizzarli, sono molti meno degli anni addietro, quando Verona aveva una maggiore importanza sotto il profilo militare.In ogni caso mentre il Circolo può essere trasferito in altra sede idonea, il museo può ampliarsi solo incorporando i locali del Circolo. Per avviare la procedura che potrà portare il Comune ad acquisire a titolo gratuito, ai sensi della legislazione vigente, la proprietà dei locali occupati dal Circolo è, però, necessario che il Comune lo richieda in modo formale al Ministero delle Finanze e a quello della Difesa, ma, sino ad ora, questo non è avvenuto. Il progetto di fare di Verona la città italiana più accessibile ai disabili non può non ricomprendere il suo museo più importante, simbolo stesso della città. Difatti anche la Consulta per la disabilità ha richiesto al sindaco di procedere nella direzione di realizzare il progetto di un “Grande Castelvecchio”. E’ auspicabile che il Comune avanzi al più presto la richiesta di acquisizione dei locali del Circolo dell’Esercito; a fronte di una richiesta motivata anche con l’obiettivo di favorire la disabilità credo che l’Esercito, sempre attento alle esigenze della collettività ove opera, non possa avere obiezioni, ove sia individuata una nuova sede del Circolo, come ad esempio, quella dell’ex Convento di San Giacomo di Galizia, per il quale l’Esercito già dispone di un progetto di alto livello, donato dagli Amici dei Musei Civici di Verona.Una cosa, però, deve essere chiara. Chi è contrario, non si occupa o peggio cerca di evitare di parlare del progetto di ampliare il nostro Museo Civico, a mio avviso, danneggia gli interessi dei portatori di disabilità, preferendo schierarsi da un’altra parte e tiene una condotta che non sarebbe coerente con quella di voler fare di Verona la città italiana più accessibile ai disabili. L’augurio, allora, è quello che nel 2026 sia possibile presentare alla città e al mondo intero un meraviglioso museo ricco di capolavori, dotato dei servizi indispensabili per collocare un museo in una dimensione europea, che comprendano sale e attrezzature idonee ad accogliere nel migliore dei modi i disabili, per consentire anche a loro la meravigliosa esperienza di visitare un museo e di godere delle sue opere.
*Presidente Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio.

Sabato 23 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 29

GRANDE CASTELVECCHIO/2. Circolo ufficiali, a Palazzo Carli la sede ideale

Paola Tortella

Nelle appena trascorse giornate Fai le Forze Armate hanno permesso l’accesso a dei loro luoghi di significativa importanza, a Verona Palazzo Carli. Bellissimo esempio di architettura e storia, dove gli eserciti hanno avuto loro principali comandi quando la città era un importante luogo anche militare. Alla luce della prestigiosa struttura del complesso e del divenire delle Forze Armate non sarebbe bello che in quella sede potesse trovar posto il Circolo ex Ufficiali, ora in una parte del Castel Vecchio, pensando al futuro della città e così permettendo l’ampliamento del contiguo museo? VERONA

GRANDE MUSEO E CIRCOLO. Castelvecchio, un progetto di crescita civile.

Maurizio Danzi

Martedì 19 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 27

Vorrei richiamarni a due lettere comparse nei giorni scorsi sul L’Arena e che trattavano dell’argomento il Grande Castelvecchio.Perchè la politica non dice nulla sulla possibilità di allargare gli spazi angusti del museo di Castelvecchio spostando il Circolo ufficiali in altra prestigiosa sede? (Lettera della signora Roncaccioli).In realtà, dice un altro lettore (il professor Varanini) la politica parla. Anzi l’amministrazione comunale parla: lo fa con la sua autorità massima: il sindaco presenta un libro di stretta attualità proprio al Circolo Ufficiali.Faccio un passo indietro. Il Circolo Ufficiali che svolge la sua attività come luogo di ritrovo, di banchetti, di ristoro insomma del corpo e dell’anima rappresenta una Associazione che fa una nobilissima attività, direbbero gli anglosassoni, di lobby. Leggo sui L’Arena che era ospite del Circolo per una conversazione Riccardo Fogli. E tutto ciò è corretto. Dall’altra parte un numero sempre più crescente di cittadini ha capito che per il rilancio della cultura e non solo a Verona vi è la necessità di offrire uno spazio non più solo nel vecchio castello. Immagina cioè un progetto di crescita civile.La politica ? Siamo in un periodo, si direbbe di basso impero, anche se il professor Varanini potrebbe eccepire parlando di ricchezza dell’Evo medio.Una classe dirigente che da mesi rincorre candidati visti e rivisti oppure aspetta Godot può solo agire di rimessa.Dopo anni di una rappresentanza politica pavida e incoerente c’è da stupirsi che il sindaco vada al Circolo ufficiali o il l’assessore alla cultura non dica di significativo o l’opposizione arrivi trafelata se non all’ultimo, al penultimo? E che dire dei rappresentati in Regione o Parlamentari che a Verona prendono i voti? Chi fa lobby di provincia ha un solo modo: ricordarsene alle prossime elezioni. E ricordarlo alle prossime generazioni.VERONA

MUSEO E CIRCOLO UFFICIALI. Castelvecchio, il Comune cosa ne farà?

Gian Maria Varanini

Venerdì 15 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Seguo con molto interesse la discussione, che meritoriamente la rubrica “Lettere all’Arena” ospita, sul cosiddetto “grande Castelvecchio” e del Circolo Ufficiali.Non ricordo, negli ultimi anni, molti casi di un dibattito così partecipato e intenso; è un buon segno. Per questo mi è sembrato rilevante il trafiletto apparso su “L’Arena”, nelle pagine di cronaca, che segnalava la presenza del sindaco Sboarina alla presentazione di un volume su un tema di attualità, proprio nella sede del Circolo Ufficiali. Non vorrei peccare di malizia: ma dato che nel dibattito di cui sopra uno dei temi (giustamente) ricorrenti è stato «il Comune deve prendere una posizione, o una iniziativa», mi sembra che questa scelta costituisca, appunto, una tacita presa di posizione. Professore emerito di Storia medievale Università di Verona

CASTELVECCHIO. Sul futuro c’è solo silenzio

Angela Roncaccioli

Giovedì 14 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 22

Mi collego alla lettera dell’architetto Luciano Cenna dal titolo “Ora deve intervenire il sindaco” pubblicata su questa rubrica l’1 ottobre 2021, pochi giorni dopo la riunione indetta a Giardino Giusti dal comitato “Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio”.Luciano Cenna ha scritto: «il tema riguardava lo spostamento del Circolo Militare dalla sede di Castelvecchio ad altro stabile pure prestigioso, così da dotare il Museo di servizi importanti per la sua attività ….nei vari interventi….è emerso -ma ne eravamo tutti convinti- che il maggior ostacolo da superare non sia quello dei Comandi quanto il poco interesse dell’Amministrazione comunale alla questione».Scrivo dopo venti giorni avendo aspettato invano la risposta dei politici e, mi pongo due domande, perché una riunione a favore di Castelvecchio è stata fatta in altra sede? E, visto il grande successo di questo incontro e, poi, le successive sollecitazioni, come si deve interpretare il silenzio assordante della nostra classe politica?Sono, come molti altri, in attesa.

CASTELVECCHIO. I gentiluomini del Circolo cedano il passo

Alberto Vignolo

Domenica 10 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Nel dibattito che si è riattivato negli ultimi mesi sulla necessità di un ampliamento del Museo di Castelvecchio negli spazi attualmente in uso al Circolo Unificato dell’Esercito, al di là di tutte le ragioni evidenziate puntualmente da molti, andrebbe aggiunta anche una questione di bon ton, che piace pensare riguardi anche le istituzioni, fatte di donne e uomini.È plausibile che gli ufficiali, gentiluomini per formazione e status acclarato cinematograficamente, insistano nel non cedere il passo alla “anziana signora”, se così si può considerare con benevolenza e affetto l’istituzione museale, costretta a fare la fila in piedi all’aperto (o ai servizi…), piuttosto che farla accomodare a tavola e permetterle di ridare slancio e respiro alle sue membra non più freschissime?E d’altro canto, anche il circolo è come un maturo signore in là con gli anni, certo abituato a vivere negli ampi saloni nel cuore della città, oramai vetusti, che troverebbe un grandissimo giovamento da una sistemazione più acconcia, accessibile in tutti i sensi e magari circondato dall’affetto dei suoi cari in un contesto come quello dell’ex ospedale militare, rinnovato e riaperto alla città. Care istituzioni civili e militari, diamo una ripassata al galateo?

CASTELVECCHIO. Ora deve intervenire il sindaco

Luciano Cenna

Venerdì 1 ottobre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Qualche giorno fa eravamo seduti in più di cento nel portico di palazzo Giusti per ascoltare gli argomenti calorosamente partecipatici da un gruppo di «Amici dei Musei d’Arte» di Verona, e della «Civica Alleanza per un grande Castelvecchio». Il tema in discussione riguardava lo spostamento del Circolo militare dalla sede di Castelvecchio, ala ovest, ad altro stabile pure prestigioso, così da dotare il Museo di servizi importanti per la sua attività, non direttamente espositiva. Questo è un tema di cui molto si è parlato e scritto, ma fino ad ora invano. Dopo un primo tempo favorevole, o almeno non contrario, i Comandi militari romani hanno mostrato decisi toni avversi, tanto che un personaggio politico ha avuto occasione di esprimersi negativamente adducendo l’interesse strategico per la sede attuale (sic)!Nei vari interventi degli organizzatori, pur se in toni cauti, è emerso – ma ne eravamo tutti convinti – che il maggior ostacolo da superare non sia quello dei Comandi, quanto il poco interesse dell’Amministrazione comunale alla questione. Eppure è solo l’intervento del sindaco che potrà sbloccare questa iniziativa del Grande Castelvecchio.VERONA

GRANDE CASTELVECCHIO. La soluzione è spostare il Circolo

Gianni Benciolini

Giovedì 30 settembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

CASTELVECCHIO. Ora serve una “Santa Alleanza”

Massimo De Battisti

Martedì 28 settembre 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Nell’assemblea di Civica Alleanza per promuovere l’allargamento del Museo di Castelvecchio al Circolo Ufficiali mancava la politica. Immagino per scelta. Del resto, nomen omen: «Civica Alleanza» significa proprio questo. Temo però che alla base ci sia un errore di valutazione. Verona nella sua storia ha sempre rivendicato con orgoglio le proprie istituzioni comunali: dalla Biblioteca ai Musei passando per le aziende pubbliche attive nell’ambito della casa e dell’energia (Agec e Agsm), per non parlare della Fiera e del Quadrante Europa, i nostri padri fondatori hanno pensato che dotarsi di strutture civiche avrebbe mantenuto saldamente in mani veronesi una sorta di leadership economica e culturale. Per un lungo periodo è stato così, grazie all’alleanza tra la borghesia delle professioni e i rappresentanti della classe operaia. Quella stessa classe dirigente forniva il personale politico alla città. Esisteva quindi una osmosi tra società civile ed élite politiche che ora è svanita. Oggi la borghesia si è rinchiusa nelle proprie istituzioni culturali e, per non «sporcarsi le mani», lascia che la politica venga gestita dai professionisti del potere. Ai quali, ovviamente, interessa poco o nulla del «Grande Castelvecchio».Così non se ne esce, secondo me. Occorre che il progetto del nuovo Castelvecchio venga completato e promosso dall’intera città, con una «Santa Alleanza» tra istituzioni pubbliche e private, coinvolgendo le rappresentanze parlamentari, perché la battaglia si vince a Roma, non a Verona. Chi non ci sta deve essere giudicato di conseguenza alle prossime scadenze elettorali.

CASTELVECCHIO/1. Palazzo Carli, proposte per non perderlo

Francesco Monicelli

Giovedì 26 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Nello scorso mese di luglio è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Ministero della Difesa e il Ministero della Cultura per la valorizzazione del patrimonio dei luoghi della conservazione della memoria interna alle Forze Armate.Si tratta di una fondamentale presa d’atto che sottolinea l’importanza di un patrimonio che appartiene all’intero nostro Paese e che rappresenta una fotografia della storia d’Italia fino a oggi poco percorsa, e che può rivelarsi un volano di interesse turistico, oltre che culturale, di portata tutt’altro che trascurabile.Sono quindici i musei coinvolti nell’intesa tra i due ministeri, in parte legati a specifiche “storie”, vedi il Museo Storico della Cavalleria a Pinerolo, quello dei Bersaglieri a Roma, quello della Brigata Sassari a Sassari, in parte legati ad avvenimenti storici come il Museo della Grande Guerra e della Fortezza a Palmanova. Due le realtà venete che fanno parte del piano di valorizzazione: il Museo Storico Navale a Venezia e il Museo Storico della Terza Armata a Padova.A questo punto vale la pena di fare qualche considerazione su Verona, dove esiste forse il più grande museo all’aperto di storia delle fortificazioni, rappresentato dalla cinta magistrale con tutti i vari annessi (per cui Verona è Sito Unesco, non dimentichiamolo) e del cui valore hanno preso atto le recenti Amministrazioni. Vedi, ad esempio, il rifacimento della copertura di Porta Vescovo, il recupero del bastione delle Maddalene con il percorso didattico allestito al suo interno e il recente restauro di Porta Nuova.Anche sul territorio sono stati fatti passi avanti con l’allestimento di una sezione museale presso l’Ossario di Custoza e il recupero dei cippi e delle lapidi a ricordo delle battaglie risorgimentali avvenute nell’area (risultati ottenuti grazie allo sforzo dello storico Carlo Saletti che è riuscito a coinvolgere le amministrazioni competenti). Ora in questo quadro d’intesa che vede coinvolti i due ministeri, credo sia opportuno mettere l’accento sulla storia del Regno Lombardo Veneto e del gigantesco sforzo affrontato dall’Austria per fare di Verona il centro della regione fortificata più importante della frontiera meridionale dell’Impero. Si rende quindi necessario ragionare non per compartimenti stagni. L’Ospedale Militare Austriaco diventerà sede della Cittadella Militare di Verona e, a quanto pare, nonostante l’enormità del complesso, viene segnalata la volontà di acquisire a uffici anche l’ex convento di San Giacomo di Galizia (limitrofo all’ospedale) per il quale l’associazione Amici del Civici Musei di Verona ha offerto alle Forze Armate il progetto di recupero per destinarlo a sede del Circolo Unificato dell’Esercito e a foresteria. Il fatto di accentrare in un solo sito tutti gli uffici militari è di per sé senz’altro razionale. Ma che ne sarà di Palazzo Carli?La possibilità che possa essere messo sul libero mercato è quanto meno sconcertante. Mentre l’idea che possa essere adibito a sede del Circolo Unificato e a foresteria a uso dei militari in servizio effettivo e delle loro famiglie, credo possa essere senz’altro perseguita, sempre nel caso che le Forze Armate ritengano indispensabile l’uso a uffici anche di San Giacomo di Galizia.Invero l’opportunità rappresentata dal complesso di Palazzo Carli potrebbe rivelarsi preziosa. La storia del palazzo, di grande prestigio architettonico, è indissolubilmente legata a quella del Regno Lombardo Veneto (ma non solo), come ricordato in una lettera ospitata in questa rubrica a firma di Giulio Rama pubblicata il 7 agosto.Ma come esistono un Museo Storico della Grande Guerra a Palmanova e un Museo Storico della Terza Armata a Padova, non si rende auspicabile realizzare un Museo Storico delle Guerre di Indipendenza a Verona? Allargandolo alla Campagna d’Italia del generale Bonaparte, considerato che Rivoli e Arcole si trovano in provincia di Verona, facendo così rete con il territorio? Forse è il caso che chi ha il compito di disegnare il futuro della città si ponga questa domanda, come sarebbe il caso che se la ponesse anche il Ministero della Difesa.

CASTELVECCHIO/2. Museo ampio più accessibile ai disabili

Giacomo Murari Bra’

Giovedì 26 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Leggo spesso, in questi ultimi mesi, della possibilità di ampliare il Museo Civico di Castelvecchio e di renderlo più fruibile per tutti. Da molti anni seguo con piacere l’evoluzione dei nostri Musei e soprattutto di Castelvecchio. Al restauro di Scarpa è stata via via migliorata l’accessibilità, la fruizione della struttura adesso è quasi totale per tutti. Anche Sala Boggian adesso è accessibile alle carrozzine. Visitare il Museo e poterlo proporre ai miei amici “carrozzati” come me è un grande piacere che mi concedo di tanto in tanto, anche perché l’edificio è bello quanto le opere esposte. La vista dell’Adige dall’interno è inimitabile. Per questo leggo con piacere dell’idea di ampliare il Museo “al di là” del Ponte, in un’area che verrebbe senza dubbio valorizzata e resa fruibile ad un numero altissimo di persone. Ci sarebbero inoltre gli spazi che adesso caratterizzano i Musei moderni, si potrebbero aprire quelle strutture (shop / caffè / didattica / bagni accessibili) che farebbero di Castelvecchio un Museo di livello internazionale, al pari del MART di Rovereto e di altri Musei prestigiosi. L’accessibilità inoltre, godendo di spazi più ampi, potrebbe essere ulteriormente migliorata aggiungendo vedute e panorami mozzafiato, per tutti. Un grande guadagno per la città.

GRANDE MUSEO. Castelvecchio, debole la voce del Comune

Luciano Cenna

Martedì 24 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 22

Se fossi un amministratore del Comune di Verona, mi sentirei onorato a dedicare l’intero mandato al raggiungimento di alcuni obiettivi veramente significativi per la nostra città. Oltre al restauro dell’intera cinta Muraria, come ho avuto modo di scrivere sulle colonne di questa rubrica, alla trasformazione in spazi di servizio per il Museo di Castelvecchio dei locali dell’attuale sede del Circolo Ufficiali.Su questo ultimo tema, molti cittadini veronesi si sono espressi, per lo più con accenti favorevoli; forse la voce più flebile è stata proprio quella del Comune. E qui sta il punto debole della questione. Alla causa del “Grande Castelvecchio” devono concorrere tutti: cittadini e Istituzioni. Noi possiamo pur alzare la voce, ma se non si unisce quella degli Amministratori pubblici…Personalmente sono del parere che lo dobbiamo a entrambi: a Scarpa e a Magagnato, autori del forse più celebre e coraggioso intervento pubblico del dopoguerra veronese.

CASTELVECCHIO. Contenitori culturali, piano che non c’è

Giorgio Massignan

Sabato 21 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Da troppi anni Verona è bloccata; non certamente nel consumo del suolo, dove da tempo si trova ai primi posti nazionali; ma rispetto ai grandi piani di sviluppo che, dal dopoguerra sino alla fine degli anni ’80, l’hanno disegnata e caratterizzata. La funzionalità e la vivibilità di una città sono determinate dall’efficienza e dall’interconnessione dei suoi sistemi: quello economico, quello residenziale, quello didattico, quello della mobilità, quello del verde, quello della solidarietà e quello culturale. Purtroppo, l’oggettività della pianificazione, è stata sostituita dal rapporto diretto tra la Giunta comunale e gli operatori privati in grado di investire denaro. Nel sistema culturale, la recente proposta de i Magazzini della Cultura al Pestrino è un chiarissimo esempio. Così come la idiosincrasia della nostra Giunta a perorare la realizzazione di un grande museo a Castelvecchio, allargato negli spazi del Circolo Ufficiali. Purtroppo, sono passati i tempi del professor Licisco Magagnato, che portava l’architetto Carlo Scarpa a Verona, per progettare un meraviglioso museo a Castelvecchio. Ma Verona, importante città d’arte, non può rinunciare ad avere un sistema museale come motore socio-culturale, educativo e anche economico. Uno dei passaggi più importanti è la realizzazione degli itinerari specifici e la scelta di un fulcro, che dovrà essere individuato nel Grande Museo di Castelvecchio, ampliato con gli spazi ora occupati dal Circolo ufficiali e che dovrà rappresentare il punto d’arrivo di un percorso, che inizia alla Tomba di Giulietta con il museo degli affreschi; quindi prosegue con la Gran Guardia, quale sede congressuale e di esposizioni estemporanee; poi con il Museo lapidario Maffeiano in piazza Bra; per raggiungere il Grande Museo di Castelvecchio, collegato con il ponte scaligero all’Arsenale, quale sede ideale per ospitare i Magazzini della Cultura per le opere d’arte, ora chiuse nei depositi museali. A questo percorso si aggiungerebbero i Palazzi Scaligeri, sede della Galleria d’Arte Moderna e il Palazzo del Capitano che, nel piano Folin, dovrebbe ospitare un museo della cultura veronese dal periodo scaligero in poi. Uscendo dall’ansa dell’Adige, a colle San Pietro, nel convento quattrocentesco dei gesuiti, a lato del teatro romano, si trova il museo archeologico; proseguendo, a Castel San Pietro, sempre nel piano Folin, si dovrebbe trovare il museo della cultura veronese dalla preistoria agli Scaligeri. Tra le occasioni mancate, sarebbe stato opportuno che la Rotonda dei Magazzini Generali avesse ospitato un auditorium e non un centro commerciale; e negli altri edifici del comparto, fosse stata realizzata una cittadella della cultura.

MUSEO. Perché ampliare Castelvecchio è importante

Federica Goffi

Interim Director Co-Chair PhD Program Professor of Architecture, PhD, Azrieli School of Architecture and Urbanism Carleton University OTTAWA (CANADA)

Martedì 17 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Ho appreso con piacere del progetto per il Grande Castelvecchio e della possibilità di ampliamento degli spazi attuali del museo. Questo progetto sarebbe molto importante per poter adeguare questo centro di cultura e ricerca di livello internazionale alle maggiori esigenze di un museo contemporaneo e al sempre più forte interesse per l’opera di Carlo Scarpa (1906-1978) e per la città di Verona.Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di tornare periodicamente a Verona dal Canada, dove risiedo, insegno e sono il direttore ad interim della Azrieli School of Architecture and Urbanism alla Carleton University, per fare ricerca all’Archivio Carlo Scarpa a Castelvecchio.È importante ricordare come il progetto di conversione di Castelvecchio, così ammirato dalla critica internazionale di architettura, e dai molti studiosi che si sono occupati del lavoro di Scarpa, da Richard Murphy, a Nicholas Olsberg, Alba Di Lieto, Kenneth Frampton, Francesco dal Co, Paola Marini, Guido Beltramini, Kurt Forster, Marisa Dalai Emiliani, Arrigo Rudi (1929-2007), solo per citarne alcuni, nacque dai piani lungimiranti dell’allora Direttore e storico dell’arte Licisco Magagnato (1921-1987) che scelse di collaborare con Scarpa nel rinnovamento del museo negli anni Sessanta e Settanta.L’importanza di Castelvecchio per la ricerca sull’architettura a livello internazionale è ormai un fatto noto. Tale importanza sicuramente continuerà a crescere e ad espandersi soprattutto se Verona continuerà a dimostrare quella stessa straordinaria capacità di reimmaginare se stessa.La figura di Carlo Scarpa è una delle più significative del ventesimo secolo nel campo del rinnovamento degli edifici storici. L’opera di Scarpa è esemplare di una pratica che è una via di mezzo tra l’architettura e la conservazione e si offre come una dimostrazione di una architettura vivente in continua trasformazione. L’approccio di Scarpa a Castelvecchio è consistito in un rinnovamento secondo il quale il passato e il futuro si incontrano e convivono. L’acquisizione nel 1973 dei disegni progettuali di Scarpa da parte di Magagnato mette il museo al centro di una attività di ricerca internazionale, creando una continuità e contiguità tra archivio e museo. Grazie a questa iniziativa Magagnato ha creato l’opportunità per un altro tipo di memoria in cui il dialogo tra autori di diverse epoche può essere sostenuto in una dimensione profonda del tempo, che va oltre il periodo in cui un autore originale è presente in loco, ampliando il rapporto tra disegni e architettura nella dimensione transistorica di una città in evoluzione.Il lavoro di Scarpa a Castelvecchio sfugge alla codificazione, dando luogo a una pratica che ha messo in relazione la memoria e l’immaginazione tenendo conto dei valori etici e culturali e di quelle che erano le esigenze del momento in cui si realizzò il progetto. A Castelvecchio la storia di Verona riaffiora nella condizione presente, contribuendo alla continuità tra innovazione e tradizione che è necessaria per sostenere un tessuto urbano, operando nel tempo presente e rispondendo alle necessità etiche in relazione all’adeguamento degli edifici storici.Senz’altro il Museo di Castelvecchio e il Circolo Ufficiali possono agire oggi insieme, come enti collaboranti in un processo di rinnovo di cui entrambi beneficieranno, come parti integranti di una città in continuo cambiamento. La capacità di Scarpa è stata quella di saper vedere l’architettura come un corpo in continua trasformazione che registra gli eventi storici. Castelvecchio è un museo che ha per emblema il cambiamento stesso e non la museificazione. Cambiamenti e adeguamenti sono elementi necessari e indispensabili per far fronte a un futuro di accessibilità e fruibilità che tiene conto dei grandi flussi, non solo di turisti, ma di cittadini, studiosi e appassionati dell’arte e dell’architettura che raggiungono Verona da tutte le parti del mondo. Castelvecchio rinasce attraverso ogni singolo cambiamento, re-immaginando se stesso, ed insieme ad esso si reimmagina Verona stessa.

MUSEO DI CASTELVECCHIO. Circolo ufficiali, la sede ideale è Palazzo Carli

Giulio Rama

Sabato 7 agosto 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 20

Attraverso L’Arena vorrei rivolgermi direttamente alle nostre forze armate all’interno del dibattito sull’uso degli spazi di Castelvecchio, dove trova attualmente sede il Circolo Unificato dell’Esercito.Chiedo come mai non venga presa in esame la possibilità di trasferire la sede del Circolo nel vicino Palazzo Carli: dimora storica appartenente alle forze armate, nel periodo asburgico sede dello stato maggiore di Radetzky (come documentato da immagini d’epoca), luogo della firma nel 1866, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, del passaggio della città dall’Impero Austro-Ungarico al Regno d’Italia. Anche con l’Unità d’Italia il palazzo mantiene una funzione militare sempre di primissimo piano, come sede dei comandi militari del territorio e anche del Distaccamento del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.Un palazzo che da due secoli appartiene alla storia, soprattutto alla storia militare, di una città che ha nella presenza dell’esercito una delle sue peculiarità più significative, testimoniata anche dalle innumerevoli tracce architettoniche.La maestosità dell’edificio ben si coniugherebbe con le esigenze di rappresentanza del Circolo: un ampio cortile d’onore con i cortili di servizio, un giardino posto nell’antico vallo delle mura scaligere, gli interni caratterizzati da saloni riccamente decorati. Tutt’altro che una sede minore nel cuore della città.Mi permetto di aggiungere che il palazzo sarebbe, accanto al Circolo, la sede ideale per una esposizione permanente dedicata alla storia militare veronese.Infine, credo che proprio per lo stretto legame che unisce la città con le nostre forzearmate, sia interesse di tutti valorizzare i luoghi significativi della comunità permettendo il naturale ampliamento del Museo di Castelvecchio e la valorizzazione di Palazzo Carli da sempre legato all’Esercito Italiano.Giulio RamaVERONA

CIRCOLO DI CASTELVECCHIO. I valori museali superano quelli militari

Maurizio Danzi

Giovedì 22 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

Nelle ultime settimane ho potuto notare su L’Arena un interesse particolare per il progetto del “Grande Castelvecchio”.Da giovane, tra Liceo e Università, mi ero unito a una compagine di camerieri che offrivano i loro servizi a vari ristoranti. tra questi la Società privata che gestiva la mensa, i matrimoni o ricevimenti che avvenivano al Circolo Ufficiali di Castelvecchio .Uno di questi eventi, lo ricordo con particolare affetto, fu il pranzo per i “Ragazzi del 99”. Intesi non come figli ma come nonni.Ora come cittadino non posso che apprezzare l’iniziativa sostenuta dalla Civica Alleanza per un grande Castelvecchio di fare in modo che il museo ampli i suoi spazi annettendo i saloni del Circolo Ufficiali, identificando comunque una nuova e importante allocazione per questa nobile Istituzione.Stiamo parlando di ufficiali del nostro Esercito: non posso pensare che cittadini con un così particolare senso dello Stato non considerino l’alto valore collettivo della cultura a Verona.

CASTELVECCHIO Va rispettata la memoria dei luoghi

Anna Braioni

Giovedì 29 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

L’ingegner Alberto Maria Sartori nella lettera pubblicata il 27 giugno su L’Arena, si poneva il tema di come non ripetere errori su certe scelte di “riempimenti urbani” avvenute in un recente passato: “contenitori” (termine esecrabile già di per se stesso) indifferentemente utilizzabili per qualsiasi cosa che il “mercato” al momento richiede, assolvendosi poi o con la chiamata del grande nome (l’archistar) o indicendo un concorso pubblico.Giustamente Paola Marini è intervenuta con una sua risposta pubblicata il 1 luglio, rassicurando sulle intenzioni della Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio e sui pregressi del Museo di Castelvecchio, essendone stata ottima direttrice.Vorrei però aprire un nuovo fronte di dibattito che, partendo da qui, si indirizzi verso temi più generali: abbiamo mai pensato che siano i “luoghi” e il loro essere “forma e memoria” della città a determinare il loro prosieguo vivifico nell’ambito urbano e territoriale? Non riusciamo a comprendere che “i tempi dello spazio” (come ci ricorda Kevin Lynch nel suo libro così intitolato, il Saggiatore, 1977), se vengono rispettati, possono aiutarci a far vivere la nostra città coerentemente nella modernità?Alcuni esempi in positivo e in negativo. La scelta della Passalacqua come sede universitaria è stata certamente ottima per il compendio che da struttura di servizio per l’esercito (panificio, magazzini alimentari) è diventata struttura di servizio per la cultura e il futuro della città formandone le nuove classi dirigenti. Purtroppo le relazioni formali con la città si sono oltremodo indebolite (quasi annullate) per i condominii contigui che non solo tolgono il piacere della vista complessiva, delle mura e della linea collinare, ma ne impediscono l’uso come grande area verde per la parte urbanisticamente trascurata di Veronetta.Castel San Pietro è già nella sua collocazione l’essere museo della città: l’affaccio sulla città dalla terrazza antistante permette la lettura del territorio fino all’orizzonte, dà il la ad una narrazione di Verona dalla preistoria (gli scavi lo stanno mostrando nelle successive stratificazioni di reperti all’interno della Caserma austriaca); un allestimento specifico permetterebbe un continuo rimando dentro/fuori che poche realtà possono permettersi.Come poteva l’Arsenale assolvere una funzione del tutto commerciale (così come era stato proposto) quando per storia e forma è stata “Officina di fabbricazione, riparazione e deposito di armi dell’esercito”? Ma come fabbrica di cultura innovativa, non solo per spazi espositivi ma anche di ricerca in nuovi settori (informatici, produttivi) lasciati alle nuove generazioni. Questo sì può essere il suo futuro: i diversi padiglioni, il parco che li contorna esaltano queste funzioni, un vero “campus” del futuro più sostenibile.L’Ospedale Militare occupa un ampio spazio tra corso Porta Palio, la circonvallazione Oriani e via Carmelitani Scalzi, progettato a metà del XIX secolo dall’ingegnere militare Julius Bolza come presidio ospedaliero sul precedente compendio di San Giacomo di Galizia, usato come struttura sanitaria per le truppe napoleoniche. Perché non rimanere in continuità spazio-temporale lasciandolo come sito che riunisce tutte le funzioni militari di rappresentanza della città: dal Tribunale, ai Comandi, alla foresteria, al relativo Circolo, ad un’esposizione permanente del ruolo militare di Verona e di tutti gli interventi a favore delle popolazioni operate dalle truppe nei diversi anni?Un altro suggerimento che viene dalla storia diventando forma, che del tempo ne assume lo spazio, è l’ubicazione del Macello ottocentesco e funzionante fino al secolo scorso: struttura legata all’Adige anche nel suo progressivo spostamento da Sottoriva a San Fermo, ai Filippini percorrendo tutta l’area riparia dalla Dogana fino al ponte Navi dove l’Adigetto si riaccosta al grande fiume. Questo percorso rivierasco suggerisce una continuità e non certo la serie di singoli affacci separati e privatizzati (sperando del tutto fallito il tentativo di far diventare la Dogana di fiume un ristorante) da Ponte Pietra fino al Ponte Aleardi, affacci che potrebbero ancora riunirsi data la loro proprietà demaniale.Mi fermo, ma se come dice Dante (Paradiso, XXXIII, v. 145) “amor che move il sole e 29/7/2021 L’Arena https://edicola.larena.it/webplayer/aviator.php?newspaper=ARE&issue=20210729&edition=LARENA&issue_date=2021-07-29&startpage=1&displ… 2/2 l’altre stelle” fosse dedicato alla nostra città, questo non può che suggerire ad una cittadinanza attiva e consapevole un futuro di economia sostenibile legata ad una solida cultura, anche turistica.La forma urbis vede nel grande Castelvecchio la fortezza-baluardo della piana alluvionale definita dal percorso dell’Adige a nord della città (Sa-Val come dice Eugenio Turri). E allora rafforziamone il suo significato sedimentato nella storia riaffermando la sua unitarietà formale e funzionale come grande museo, consegnandolo tutto alla cultura dell’arte come in effetti l’aveva voluto, seppur con le modalità del tempo, Antonio Avena! Facciamo si che la Porta del Morbio, grande ritrovamento nei lavori di restauro di Carlo Scarpa, rimanga veramente elemento di unità tra le due parti.

CASTELVECCHIO. Manutenzione: chi paga per il merlo caduto?

Giovanna Mariotti

Mercoledì 14 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 23

Sul giornale leggiamo dei danni provocati dal nubifragio di giovedì anche al complesso di Castelvecchio. Dalle foto e dalle indicazioni riportate, si arguisce – ma posso essere smentita – che il merlo e la porzione di camminamenti danneggiati insistano sulla porzione del castello occupata dal Circolo Ufficiali, del quale un crescente moto d’opinione chiede da tempo lo spostamento in altra sede più idonea e opportuna.L’incidente, per il quale auspico un rapido intervento di ripristino, ha visto da subito mobilitati la Direzione del Museo e l’assessore ai lavori pubblici, che ha promesso restauro e verifiche statiche. Un dubbio, allora, mi assale: ma non è che per caso i costi della manutenzione della porzione del Circolo siano in capo al Comune? Se davvero, come ripetono da tempo i detrattori dell’ipotesi di spostamento compresi alcuni esponenti politici, il Circolo ha il diritto di occupare la «sua» metà del Castello, possibile che poi quando ci sono danni o problemi debba intervenire il Comune?Spero non sia così, poiché si tratterebbe di un vero e proprio insulto alla buona fede dei cittadini veronesi, che con le proprie tasse pagherebbero, di fatto, la sede di un circolo riservato a pochi. Non amo le facili polemiche populiste in stile grillini della prima ora, e sono fermamente convinta che se Castelvecchio ha subito dei danni si debba intervenire, e subito. Mi domando, però, in virtù di quale principio quella parte di Castello sia intoccabile quando si tratta di prevederne un diverso utilizzo, ma richieda poi le cure della mano civica se ci sono problemi. E una domanda ulteriore, senza risposta, mi tormenta: ma se davvero la manutenzione è in capo al Comune per eventi di questo tipo esterni e visibili, all’interno del circolo, dove non ci è dato di vedere, come saranno messi?

CIRCOLO UFFICIALI. Ex ospedale militare, ecco la soluzione

Maurizio Amaro

Venerdì 9 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

Mi unisco alle molte lettere a favore dello spostamento del Circolo Unificato a una nuova, se possibile altrettanto prestigiosa, sede. Quale figlio di un ufficiale dell’Esercito in Spe e quale ex ufficiale di complemento (Capitano F. Alp.), ho frequentato fin da giovanissimo il Circolo Ufficiali di Castelvecchio, partecipando alle varie feste (Anni Verdi, Carnevale etc.) e usufruendo talvolta del ristorante del Circolo, nella sua impareggiabile «location» in riva all’Adige.Mi ricordo perfettamente come già allora, e parliamo dei primi anni ’60, mio padre che era Ten.Colonnello e lavorava alla Setaf (Caserma Passalacqua) con gli ufficiali americani, ci facesse notare la sproporzione fra le effettive esigenze del Circolo e la vastità degli ambienti occupati, di straordinario interesse storico e culturale.Erano quelli gli anni del celebre restauro del Museo di Castelvecchio ad opera di Carlo Scarpa, sotto la direzione di Licisco Magagnato. Da allora e per tutto il resto della vita, mio padre ha sempre auspicato il trasferimento del Circolo a una nuova sede, per lasciare così a disposizione della città e del Museo stesso tutta l’ala occidentale del Castello.Come nuova sede del Circolo, mio padre suggeriva l’utilizzo di una parte dell’immenso e monumentale Ospedale Militare già allora largamente sottoutilizzato. Sono passati quasi sessant’anni e mi avvedo che nulla è cambiato da quei giorni, lasciando sul tavolo una questione tuttora irrisolta.Credo proprio che la rivalutazione dell’area dell’antico convento di san Giacomo di Galizia possa essere la chiave per risolvere l’annosa querelle, affinché il Circolo Unificato trovi una sede altrettanto prestigiosa e funzionale, aprendo la porta alla trasformazione del Museo di Castelvecchio in un vero e proprio Polo Culturale, motore di una nuova idea di turismo per la città scaligera.VERONA

CASTELVECCHIO. Un percorso museale con l’Arsenale

Gabriella Dimitri

Venerdì 2 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

Da più tempo e da molte persone si auspica l’estensione del Museo di Castelvecchio all’ampia area attualmente occupata dal Circolo Ufficiali, che può trovare altra prestigiosa sede adatta al ruolo che compete ai militari.È indubbio che la presenza dei militari a Verona negli ultimi cinquant’anni è molto cambiata e, nel contempo, è aumentata la domanda di spazi per la cultura, adeguatamente attrezzati. Ricordo a tale proposito che anche la sede del Circolo Ufficiali della Capitale è stata ridimensionata ed in ogni caso occupa un’area infinitamente inferiore a quella occupata dal Circolo Ufficiali di Verona.Un moderno museo oggi richiede oltre agli spazi espositivi, ampie zone dedicate a scambi culturali e cioè sale congressi, sale dotate di audiovisivi adatte a laboratori didattici, oltre a zone tipicamente ricreative e di ristoro, caffetteria, ristorante zona shopping. Il tutto ovviamente reso accessibile ai portatori da handicap.A tal fine risulta importante estendere il museo con l’utilizzo degli spazi ora occupati dal Circolo Ufficiali. Questa rappresenta una importante e naturale opportunità, non solo per trovare una corretta collocazione a tutto il materiale museale attualmente giacente in magazzini, ma anche per dotare la città di un grande polo culturale e non solo, che sia conforme alle attuali esigenze. Una città d’arte come Verona dovrebbe dotarsi inoltre di un progetto di valorizzazione e fruizione del proprio patrimonio artistico, con l’obiettivo di realizzare un vero e proprio sistema museale in grado di rispondere alle esigenze culturali ed economiche del territorio, rafforzando il sistema dei musei cittadini, in una rete che li comprenda tutti. Questo grande museo di Castelvecchio, inserito in un percorso ad hoc, costituirebbe un fulcro centrale di grande capacità attrattiva per il turista. Nel contempo si dovrebbero riqualificare tutti gli spazi esterni dell’Arsenale, oltre al recupero delle palazzine. L’Arsenale è un luogo di altissima ingegneria militare austriaca che deve assolutamente essere recuperato e restaurato. Tutto il verde adiacente alle palazzine con gli alberi secolari potrebbe costituire il nostro piccolo Hyde Park, in una zona centrale e ricca di storia e cultura di Verona.Tutto questo progetto renderebbe Castelvecchio un fulcro importante sia per il turismo che per i veronesi, con zone museali al passo coi tempi oltre a zone vivibili con aree non solo per la didattica, ma anche con servizi e ristorazione e con area relax in un contesto bellissimo sia per la storia che per location naturale fantastica.

CASTELVECCHIO. Senza il Circolo si valorizza Carlo Scarpa

Paola Marini
già direttrice dei Musei Civici di Verona

giovedì 01 luglio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

Nell’ambito del dibattito sull’ampliamento del Museo Civico all’intero complesso di Castelvecchio, Alberto Maria Sartori ha introdotto il 27 giugno un nuovo importante argomento, mettendo in guardia dal rischio di una possibile alterazione dell’«aura originaria» del celebrato intervento di Carlo Scarpa e dal pericolo di «fare i bagagli» senza «indicare chiaramente temi e obiettivi».Forse per paradosso, egli arriva a scrivere: «Spostare il Circolo Ufficiali… è cosa facile. Ben altro sarà l’approccio per il recupero».Vorrei rassicurare l’ingegnere che la sua sensibilità è profondamente condivisa dalla Civica Alleanza per un grande Castelvecchio, di cui fanno parte, insieme agli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti, associazioni quali gli Amici dei Musei Civici di Verona.Negli ultimi trent’anni questi ultimi sono stati attivamente e concretamente al fianco dell’Amministrazione Comunale e della Direzione Musei nelle manutenzioni e adeguamenti dell’istituto, che oggi è sicuramente il meglio conservato dei musei di Scarpa. Grazie ai finanziamenti dei presidenti Giacomo Galtarossa e Giuseppe Manni sono state restaurate la torre di nord est come sede del Gabinetto Disegni e Stampe e della Biblioteca di Castellologia EN-IBI (Europa Nostra e Internationales Burgen Institut) e la torre dell’Orologio per esporre la statua di Mastino II della Scala ed è stata aperta al pubblico una parte dei camminamenti di ronda; sotto le presidenze di Isabella di Canossa e di Francesco Monicelli gli Amici hanno donato il progetto di restauro del mastio, in cui potrà essere esposto il corredo tessile ritrovato nella tomba di Cangrande, consentendo di ottenere 1.400.000 euro di finanziamento statale del progetto “Bellezz@” (di cui si attende l’erogazione). Se a ciò si aggiunge l’avvenuto restauro della torre di sud est con contributi della Regione Veneto come sede dell’Archivio Scarpa, dell’Ufficio tecnico della Direzione Musei, del mosaico romano ritrovato all’Arco dei Gavi e di nuovi servizi igienici ad uso della Sala Boggian e degli Uffici, emerge chiaramente che la mobilitazione della Civica Alleanza ha preso il via quando era stato fatto ogni sforzo per recuperare tutti i possibili spazi fin’allora inutilizzati nella parte del castello in uso al Comune, mantenendo al tempo stesso impeccabilmente la museografia scarpiana, con apporti di primo piano come quelli di Arrigo Rudi, Giuseppe Tommasi, Filippo Bricolo.Ma ciò, è chiaro, non basta, ed ecco allora il programma di massima contenuto nel fascicolo Fantasie per Castelvecchio pubblicato nel 2019. La maggior parte dei lavori auspicati dovrebbe riguardare l’ala di Sala Boggian – dove i contributi di Scarpa sono minimi e andrebbero comunque mantenuti – e l’ala in cui ha sede il Circolo Ufficiali. In particolare, spostando la sala mostre temporanee nell’area del Circolo, si continuerebbe il percorso espositivo senza soluzione con un altro centinaio di opere ora nei depositi e spostando gli uffici si dedicherebbe tutto il pianterreno della stessa ala ai servizi di accoglienza oggi estremamente carenti. Il caffè-ristorante potrebbe essere aperto a tutti e il giro dei camminamenti verrebbe completato.Lavorare in uno dei più celebri musei del mondo costituirebbe per un architetto di grandi capacità un’occasione speciale anche se contenuta nelle dimensioni e tale da richiedere una particolare attenzione: ciò non potrebbe avvenire senza un concorso ad invito (del Comune con Soprintendenza, Università, Ordini professionali, Marmomac? altri) che costituirebbe un motivo di richiamo internazionale per la città. Per buon auspicio e passione, da anni si vanno raccogliendo i nomi…Così come una pietra preziosa è protetta e valorizzata dal castone che la contiene, il Castelvecchio di Scarpa andrebbe abbracciato da un nuovo intervento che lo rifunzionalizzasse e attualizzasse, conservandolo strenuamente.

CASTELVECCHIO. Definiamo prima che tipo di recupero
Alberto Maria Sartori

domenica 27 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

Anni addietro, ero presidente del Collegio degli Ingegneri, invitai a Verona Jean Nouvel per una conferenza. Aderì prontamente, ponendo la simpatica condizione di essere accompagnato a visitare le opere di Carlo Scarpa in città: Museo di Castelvecchio e sede della Banca Popolare.Per me fu un privilegio poter vedere questi interventi attraverso gli occhi di un protagonista indiscusso dell’architettura mondiale, con cui ebbi modo di conversare a lungo, proprio sul tema della musealità.Un museo moderno non è una sorta di wunderkammer attualizzata, ma uno strumento di cultura in continua evoluzione che, nel caso veronese, è racchiuso in un allestimento che costituisce di per se un’opera d’arte. Ciò rende complesso ogni approccio ed ogni intervento di possibile alterazione dell’aura originaria: non è possibile aggiungere o togliere, così come sarebbe inimmaginabile aprire una nuova finestra sulla facciata di Palazzo Farnese. È ben vero che Verona sta sopportando stoicamente la chiusura (nefanda) del portico della Gran Guardia e della Biblioteca Nervi, facendo finta che vada bene così, ma per Castelvecchio andiamoci piano: spostare il Circolo Ufficiali, pur con la tutela del prestigio dell’istituzione, è cosa facile. Ben altro sarà l’approccio per il recupero del Castello. Qui mi viene in mente l’intervento di Renzo Piano quando si accostò a Le Corbousier realizzando il Convento a fianco della Chiesa di Notre Dame de Haut (Ronchamp), con la preoccupazione che nulla venisse turbato dell’opera esistente.Il tema è questo: prima di confezionare i bagagli, stabiliamo che fare ed a chi far fare, pensando in grande, come fece Magagnato all’epoca, ma con la mano politica ferma per indicare chiaramente temi ed obiettivi. Altrimenti ci troveremo con una riedizione di ciò che è accaduto miseramente all’Arsenale.

CASTELVECCHIO. Circolo Ufficiali, solo Roma scioglierà il nodo

Massimo Galli Righi

giovedì 24 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

In questi ultimi tempi la rubrica delle lettere al Direttore è affollata da interventi sulla sede dell’ex Circolo Ufficiali, oggi Circolo Unificato.Il nodo della questione è duplice: consentire il naturale allargamento del Museo di Castelvecchio, e contemporaneamente dare una sede prestigiosa all’ex Circolo ufficiali, oggi Circolo Unificato (Ufficiali e sottufficiali). E’ sotto gli occhi di tutti che il Museo di Castelvecchio potrà acquisire spazi e rilevanza solo occupando tutto il Castello.Nessuno ha detto una parola che contrasti questa realtà, e certamente non intendo appesantire questo mio scritto ripetendone le motivazioni. Ma per far ciò bisogna ottenere che il Circolo Unificato traslochi. E qui invece le opinioni divergono, tra chi sostiene le ragioni dell’allargamento del Museo e chi, invece, ritiene che spostare il Circolo Unificato lederebbe il prestigio delle Forze Armate nella nostra città.Dico la mia. Nel periodo 1994/1998, sindaco Michela Sironi Mariotti, ho ricoperto anche il ruolo di assessore al Patrimonio e, in quella veste, mi sono adoperato per giungere ad una soluzione che accontentasse tutti. E’ ovvio che purtroppo il mio tentativo fallì, ma voglio raccontare che allora vi fu un dialogo con i militari, che non posero pregiudiziali; chiedevano una sede prestigiosa per traslocare. Venne offerto il Palazzo di Corso Cavour che occupava il Museo della Romagna, venne offerta la possibilità di restaurare una palazzina dell’Arsenale, vennero fatte altre proposte, tutte amichevolmente rifiutate. Ad un certo punto ricordai a me stesso la favola di Bertoldo al quale venne concesso di scegliersi il ramo dell’albero a cui sarebbe stato impiccato e, guarda caso, Bertoldo non si decideva a scegliere il ramo… Rinunciai.A me piace tanto l’idea che i problemi di Verona vengano risolti dai veronesi, ma in questo caso, mi dispiace, solo un accordo diretto con il Ministero della Difesa a Roma potrà sciogliere questo nodo. Non c’è altra strada. So che c’è un interessante progetto di utilizzo dell’ex convento di San Giacomo di Galizia all’ex Ospedale Militare: sarebbe un’ottima soluzione. Ma vedo anche un Palazzo Carli, sito proprio di fronte a Castelvecchio; davvero impossibile utilizzarne una parte per il Circolo Unificato?Insomma: spazi di dialogo ci sono, possibilità di sciogliere il nodo a Verona invece, temo di no.Smentitemi. Ne sarò felice. Verona.

CASTELVECCHIO. Circolo Ufficiali, calcoli elettorali molto tristi

Alberto Battaggia

Mercoledì 23 Giugno 20121, Lettere a “L’Arena”, pag 26


Qual è la vera natura dell'”affaire Castelvecchio”? Si tratta di una questione di politica culturale o di politica elettorale? Nel primo caso, a decidere dovrebbero essere le evidenze. Il tema della ristrutturazione e del necessario ampliamento del Museo è stato sviscerato, ormai, in ogni sua parte. Si sono espressi in merito, da anni, i migliori professionisti del settore: dirigenti, museologi, critici d’arte, ingegneri, avvocati, economisti del turismo… Non c’è più nulla da dire, sull’argomento. Tutti coloro che si sono occupati anche minimamente di cultura e turismo in città sanno che il trasloco del Circolo Ufficiali in altra sede e la ristrutturazione di Castelvecchio sono una esigenza obiettiva; tanto che nel 2012, durante l’amministrazione Tosi, il Consiglio comunale votò l’acquisizione di questi spazi dal Demanio. Gli ostacoli sono perciò politico-elettorali. Provo allora una doppia delusione: da cittadino e da ex ufficiale di complemento. In primo luogo, l’attività amministrativa dovrebbe premiare le istanze sociali confortate da studi, ricerche, pareri autorevoli: tanto più quando esse hanno valenza strategica, come questa; e non opporvi – come stanno facendo le vecchie e nuove destre – un atteggiamento di sterile e anacronistica conservazione, convinte – senza prove – di acquisire consenso. In secondo luogo, si avvalora l’idea che quello militare sia un mondo ottuso, egoista, indifferente alle esigenze collettive: è vero il contrario, come dimostrano le numerose missioni militari e civili brillantemente svolte in questi anni! I militari sono cittadini ragionevoli, prima che soldati. Non hanno bisogno di una retorica protettiva pseudo patriottica, né di riconoscimenti simbolici. Hanno bisogno, in questo caso, di una sede, per il loro Circolo Ufficiali, alternativa e altrettanto dignitosa, magari dotata di una utilissima foresteria: come quella prevista dal progetto elaborato generosamente dall’ing. Maurizio Cossato nell’ex convento di San Giacomo di Galizia all’ex Ospedale militare. Si apra perciò, finalmente, un confronto serio e sincero tra autorità civili e militari, tralasciando meschini calcoli elettorali o polemiche ideologiche senza senso: è Verona, che lo chiede. Per tutti. Verona

CASTELVECCHIO. Come ufficiale sono perplesso per il Circolo
Corrado Corcioni

martedì 22 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

Da Ufficiale di complemento in servizio e poi in congedo ho spesso frequentato i locali del Circolo Ufficiali di presidio a Castelvecchio, quelle stesse sale dove avevo partecipato nel periodo di Carnevale a tante feste di bambini e ai balli degli “Anni Verdi” perché figlio di Ufficiale in servizio.A distanza di tanti anni confesso tutta la mia perplessità nel voler mantenere in quelle sede il Circolo invece che aprirle alla cittadinanza e al flusso turistico ampliando il confinante Museo.Si tratterebbe, a mio parere, di una grande opportunità anche per l’attuale Giunta che più volte ha affermato di voler operare per sanare finalmente il vecchio disastrato Arsenale Austriaco e che potrebbe chiudere positivamente e “in grande” tale progetto di riqualificazione, intervenendo anche sull’altro lato dell’Adige e acquisendo così il merito di realizzare davvero quel grande Museo che la città meriterebbe e i turisti visiterebbero.Spesso si è parlato di come avere nella nostra Verona un turismo meno “giornaliero” ma distribuito su periodi più lunghi: ritengo che anche da simili importanti realizzazioni sarebbe possibile ottenere tali risultati.

CASTELVECCHIO/2 Grande museo vuol dire più ricchezza
Angela Roncaccioli

domenica 20 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 37

Nella discussione pro l’ampliamento del Museo di Castelvecchio o il mantenimento del Circolo Ufficiali, mi sembra che non si sia ancora toccato il tema economico e che spesso, a fronte del luogo comune, che i musei costano, vengano liquidati molti discorsi sulla cultura. Essendomi occupata vari anni fa di una ricerca sui musei di Verona e sul loro indotto vorrei spezzare una lancia contro il detto “con la cultura non si mangia” e chiarire l’attrattività che può avere un grande e moderno museo quale potrebbe essere il Grande Castelvecchio e il suo potenziale vantaggio per la città.In effetti un museo ha un impatto economico molto più importante di quanto possa sembrare a prima vista se si considera il suo potere gravitazionale nell’attirare migliaia di persone contribuendo in maniera preponderante alla produzione di ricchezza nell’industria dell’ospitalità. Un turista infatti non acquista solo il biglietto d’ingresso ma probabilmente acquista pubblicazioni, usa mezzi di trasporto, servizi alberghieri, ristoranti, bar, fa acquisti nei negozi attivando così anche tutta la filiera agroindustriale. Ma anche il museo stesso per raggiungere i suoi obiettivi promuove l’occupazione e la produzione in altri settori; si pensi al restauro di opere d’arte al coinvolgimento di studiosi, tecnici, artigiani che a loro volta attivano l’industria chimica editoriale e dei trasporti. Lo sanno bene tutte queste attività penalizzate causa covid e tutte le città d’arte tra cui Verona che è tra le prime.Il problema però a Verona, invasa spesso da processioni di day trippers (turisti che stanno in città solo una giornata o qualche ora), è rappresentato dalla scarsa permanenza in città dei nostri visitatori che potrebbero aumentare non solo come numero ma anche come tempo di permanenza a fronte di un prodotto completamente nuovo come potrebbe essere il Grande Castelvecchio che va a comprendere anche l’affascinante storia e la vita del castello, e può soddisfare a tutte le richieste di accoglienza anche per le diverse categorie dei disabili; inoltre, farebbe da contraltare al nostro principale attrattore turistico, l’Anfiteatro Arena, che presenta problemi di stagionalità e limitazioni nei periodi di spettacolo.Tutto ciò a prescindere dal valore intrinseco e fondamentale di un museo come fonte di benessere per i cittadini, come patrimonio da tramandare alle generazioni future, come luogo dove ritrovare una comunanza di valori, la propria storia, le proprie origini. E, a riprova, potremmo anche rovesciare il discorso e, poiché la condivisione è spesso problematica, domandarsi “potrebbe il Circolo Ufficiali tenere tutto Castelvecchio portando vantaggi all’economia della città”? c’è qualcuno che può sostenerlo?

CASTELVECCHIO/1 Il museo perde la corsa verso il futuro

Mimmo Colombo

Sabato 19 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

Desidero fare alcune brevi considerazioni sulla tematica che ha visto recentemente numerosi interventi sul quotidiano e in ambito cittadino relativamente alla ipotesi di trasferimento del Circolo Ufficiali ad altra prestigiosa sede, onde permettere un allargamento del Museo di Castelvecchio.In qualità di ex sottotenente di complemento ho avuto modo di frequentare anni orsono il Circolo ma ancor di più negli ultimi decenni per motivazioni lavorative, organizzandone in loco convegni e dibattiti. Proprio per questo, anche alla luce della mia concreta esperienza, ritengo che tale struttura potrebbe godere di riscontri assai più proficui nella nuova ipotizzata collocazione, ampliando gli spazi a disposizione dei militari in servizio e di quelli in congedo e degli ospiti, potendosi quindi dotare di una più ampliata gamma di servizi verso l’utenza. Del resto che il Museo di Castelvecchio viva una gravissima crisi di spazi è del tutto evidente a chi lo voglia frequentare. È questa una tematica che, esulando da qualsiasi osservazione di carattere politico, tocca in prima persona non solo visitatori e turisti ma l’intero mondo della formazione, della ricerca e della imprenditoria e, soprattutto, delle istituzioni e dei cittadini. Prima di spiegare perché credo che un divertente aneddoto possa essere utile: lo scorso anno uno dei vertici della fiera di Madrid, struttura che tra l’altro ospita una delle più importanti esposizioni mondiali del turismo, al termine della visita, nel complimentarsi per la straordinaria qualità del Museo, nel meravigliarsi della mancanza di un ristorante, mi raccontava che in quel momento i poli culturali spagnoli erano in concorrenza fra loro nel contendersi i più noti chef pluristellati…Ma il problema è che al nostro Museo non manca solo un ristorante o quantomeno una caffetteria, mancano luoghi di studio, di dibattito e di confronto, spazi in cui esporre centinaia di opere d’arte relegate forzatamente nei sotterranei, una foresteria che agevoli scambi di esperienze e stage, aree per esposizioni temporanee, luoghi in cui, partendo dal passato, attivare ricerca innovativa da riversare proficuamente sulla territorialità e molto altro…Nell’età contemporanea, specie dopo la pandemia, i musei devono saper conquistare un posizionamento di assoluto rilievo all’interno delle aree di riferimento, venire percepiti come custodia dinamica della memoria collettiva, tanto più a Verona, che sempre più deve saper salvaguardare e incrementare il proprio straordinario patrimonio culturale ed artistico. È inesorabilmente terminato il tempo del museo solo custode di un passato lontano e staccato dalla società. In una realtà che richiede sempre più flessibilità e capacità di adattamento, il ruolo dei musei diventa inoltre fondamentale per assicurare una formazione continua, con progetti educativi orientati non solo al mondo delle scuole e della formazione ma che coinvolga anche quello delle imprese, delle attività professionali e degli stakeholder territoriali così creando circoli virtuosi che possano rafforzare, giorno dopo giorno, l’attività culturale ed anche quella economica più contigua. L’osservazione attenta delle fonti, la verifica del passato, l’analisi di sconfitte e innovazioni possono diventare una storia di modernità e cambiamento per aiutarci a definire e a progettare un futuro più sostenibile, un obbligo, questo, ormai imprescindibile.Qualcuno nel mondo l’ha capito in fretta: dal Guggenheim di Bilbao che nel 1977 ha fatto rinascere completamente una città morta a causa della crisi della siderurgia, al recentissimo enorme sviluppo dei musei in Cina dove i piani di sviluppo urbanistico prevedono specifiche aree dedicate come, ad esempio, a Hong Kong per Mo a Shenzeen in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra. Certo Verona è una realtà diversa, unica. Ma attenti a cullarsi nel passato e a rinunciare alle occasioni. Oggi i competitor non sono solo nazionali ma mondiali. E non perdonano.

CASTELVECCHIO/2 Circolo ufficiali, una nuova sede farebbe bene

Angelo Macalello

Sabato 19 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 26

Sono stato ufficiale medico di complemento (1981/82) presso l’Ospedale militare e ho frequentato il circolo ufficiali di Castelvecchio.Mi risulta esserci un Protocollo del 9/12/2015 tra Comune di Verona, Demanio e Ministero della Difesa per la trasformazione ad uso civile di ben tre caserme situate sul suolo comunale:la caserma Busignani in Piazza Pozza(il progetto per collocarvi numerosi uffici civili è già pronto), la caserma Trainotti (già distretto militare) in Veronetta e la caserma Rossani (già presidio militare) in Cittadella mentre nelle caserme Pianell e Li Gobbi verranno allocate le risorse militari per la futura cittadella militare che comprenderà anche l’ex Ospedale.Questo lungimirante accordo tra autorità militari e civili auspico che venga allargato anche al progetto, a cura dell’Associazione Amici dei civici Musei di Verona, di realizzare una nuova sede per il Circolo ufficiali nell’ex Convento San Giacomo di Galizia adiacente all’area dell’ex ospedale militare. Ciò permetterebbe al Museo di Castelvecchio di allargarsi all’attuale sede del Circolo ufficiali, per rispondere meglio alla crescente domanda di un turismo di qualità culturale da parte di cittadini italiani e stranieri; e al contempo consentirebbe al Circolo Ufficiali di trovare una sede degna delle sue tradizioni.

Grande Castelvecchio

Francesco Monicelli
Presidente dell’Associazione Amici dei Civici Musei d’Arte di Verona

19 giugno 2021, Heraldo

Lo scorso 6 giugno la giornalista Caterina Bertoni Gonzales ha intervistato sul quotidiano on-line veronanews.net: Flavio Tosi (Lista Tosi), Pietro Trincanato (Traguardi), Stefano Vallani (PD). Argomento: Grande Castelvecchio, la questione del Circolo Ufficiali. Ognuno ha portato le sue considerazioni in merito. Quello che mi ha sconcertato, è stata l’affermazione di Flavio Tosi, sindaco di Verona dal 2007 al 2017, che nonostante il Consiglio Comunale avesse deliberato nel 2012 per l’acquisizione dal Demanio della porzione del castello adibita a Circolo Ufficiali per l’ampliamento del principale museo civico, la Giunta presieduta da lui stesso abbia deliberato il contrario. La motivazione il legame storico di Verona con l’Esercito. Ora è indiscutibile che Verona sia nata come castrum, come sono indiscutibili i meriti delle Forze Armate dalla alluvione del Polesine nel 1951, alla tragedia del Vajont, ai terremoti che hanno devastato varie regioni d’Italia, alle missioni di pace all’estero, all’attuale emergenza Covid. Compiti che fanno parte del lavoro di chi ha scelto la carriera militare. Il dicastero da cui dipendono le Forze Armate si chiama Ministero della Difesa e a questi compiti sono chiamati i militari quando il Paese non è in guerra. Ma con tale scelta l’allora sindaco Tosi ha di fatto depauperato la città di Verona di parte del patrimonio immobiliare che le spettava. Personalmente mi sembra una scelta contraria ai doveri di chi è stato eletto primo cittadino e che ha il dovere istituzionale di curare gli interessi della comunità che lo ha scelto. Tosi ha anche parlato di valenza “strategica” del Circolo. Non riesco a vedere quale, se si parla di strategia militare. L’altra motivazione addotta dal consigliere Tosi, è che ci sono in programma altri spazi destinati a funzioni museali. Vedi Castel San Pietro e Palazzo del Capitanio. Evidentemente Flavio Tosi non comprende la questione Grande Castelvecchio, al punto da chiedersi se abbia mai visitato il museo. Ora è evidente che ciascuno di noi impiega il proprio tempo libero come più gli aggrada. Chi va a camminare in montagna, chi va al lago, chi in bicicletta, chi allo stadio, chi per musei. Ma un Primo Cittadino, anche se musei o monumenti non rientrano nei propri interessi, ha il dovere di rendersi conto in prima persona di quali sono le carenze delle istituzioni civiche che è chiamato a governare. Allora è il caso che si renda conto che una scolaresca in visita a Castelvecchio non dispone di un guardaroba per riporre gli zainetti. Che una comitiva di turisti deve aspettare sotto la pioggia che la guida faccia i biglietti perché non esiste lo spazio fisico per accoglierli. Che i diversamente abili non hanno un solo ambiente che sia loro dedicato per una introduzione alla visita che tenga conto delle loro necessità. Che i dipendenti comunali impiegati al museo non hanno uffici adeguati per svolgere il loro lavoro. Che semplicemente esiste una sola toilette in tutto il museo. Che non esiste un ambiente ristorazione aperto a tutti. Che non esiste una sala dedicata alla storia del monumento Castelvecchio, tra cui le funzioni militari che ha rivestito fino al 1928. Quindi la soluzione di tutte queste necessità improrogabili del museo, può avvenire solo con l’acquisizione degli spazi del Circolo Unificato Ufficiali e Sotto Ufficiali dell’Esercito. Circolo che dovrebbe essere a uso principalmente dei graduati in servizio effettivo, pochissimi rispetto a qualche anno addietro, e dei graduati in pensione, che per ovvie ragioni vanno sempre diminuendo. Ben venga l’attività di servizio sociale che il Circolo svolge a favore di coloro che si iscrivono senza il benché minimo legame con le Forze Armate, ma tutto ciò può essere svolto in qualsiasi altro luogo. Comunque, come dice Confucio “è del saggio cambiare”. Speriamo.

CASTELVECCHIO. Va ampliato il museo: è storia della città
Anna Braioni

martedì 15 giugno 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

Nel 1989 dal Comune di Verona e Arsenale Editrice ebbi l’incarico di coordinamento tecnico-progettuale e di ricerca di analisi territoriale nell’allestimento della mostra «L’Adige: il territorio e le sue acque», mostra che fu allestita nella sala Boggian (Museo di Castelvecchio): esponeva lo stato dell’arte dell’importante ricerca scientifica, condotta dal prof. Sandro Ruffo con tutti i collaboratori del Museo di Storia Naturale, su tutto il corso dell’Adige conclusasi alcuni anni dopo con il volume Adige – Etsch (Cierre edizioni, 1992) a cura di Sandro Ruffo ed EugenioTurri. Con il prof. Sandro Ruffo la prima osservazione nel gestire questo incarico fu che nota la sala Boggian lo era certamente, ma con due problemi: percorso espositivo necessariamente contorto e nessuno scorcio sul fiume. La riflessione immediata del tenente artigliere Sandro Ruffo (ex deportato a Leopoli nel secondo conflitto mondiale prima di diventare uno dei più grandi naturalisti a livello internazionale nonché Accademico dei Lincei) fu che se si fosse potuto utilizzare il Circolo Ufficiali con il lungo corridoio e gli spazi aperti e chiusi che si susseguono, si sarebbe evidenziato con uno stupendo percorso metaforico il tracciato del fiume con le sue rive e le aree golenali che lo accompagnano e, ancor più simbolico, la profonda unità della città con il suo fiume potendo arrivare a quel meraviglioso affaccio sotto le arcate del Ponte di Castelvecchio.In effetti quel segno/corridoio se lo si rapporta con l’esterno segue il tracciato parallelo dell’Adigetto nel punto in cui si dipartiva dal fiume alle Regaste San Zeno fornendo l’acqua al vallo del Castello, per poi proseguire tra i palazzi Carli e Verità Poeta, inoltrarsi sul retro del Teatro Filarmonico, della Gran Guardia, della Mura di via Pallone fino a rientrare in Adige a Ponte Aleardi. La forma urbis si spiega: la fortezza Castelvecchio è nel sito dove si chiudeva allora la città. Ed è il complesso intero che definisce il motivo del suo essere lì e non altrove. E’ una lettura della città nella sua storia che ne amplia la bellezza, il significato culturale, la forza ideale di un passato che deve diventare idea per il futuro.Non si tratta perciò di proporre contrapposizioni tra cittadini e militari. Si tratta di ridare forza alla memoria dei segni urbani, di rafforzare la conoscenza che ci viene dai segni del passato, di valorizzarli nella modernità (ed è quello che ha pienamente realizzato Carlo Scarpa) e di lasciarli nel migliore dei modi a chi verrà dopo di noi perché è loro diritto comprendere la storia della propria città, del proprio territorio, dell’umanità che li ha preceduti.Non sto qui a ricordare, anche se fondamentale, l’importanza di adeguare il Museo di tutti gli spazi che la modernità impone per poter godere appieno del sito museale dentro un luogo urbano straordinario. E credo superfluo ribadire quanto importante sia renderlo “visitabile” per tutti (lo è per legge), così come munirlo di tutti gli altri servizi ormai imprescindibili per una struttura museale importante e visitata quanto Castelvecchio. Architetto VERONA

Grande museo, dal Regno Unito un sì convinto

Francesca Borgo

sabato 12 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 24

Mi unisco dal Regno Unito al coro di voci che su queste pagine si è giá espresso a favore del progetto di ampliamento del museo di Castelvecchio.Lo faccio anzitutto da docente universitaria di storia dell’arte rinascimentale: mi si dirá quindi che la mia posizione in merito è tanto scontata quanto parziale. Ma lo faccio anche da cittadina affezionata al Circolo Ufficiali (oggi Circolo Unificato dell’Esercito), di cui mia madre è socia e a cui mi lega il ricordo di tante celebrazioni familiari (l’ultima subito prima della pandemia, a gennaio 2020, per festeggiare la premiazione come “cittadino dell’anno” a Palazzo Barbieri). Al Circolo Ufficiali, nel 2003, da liceale, ho ascoltato Salvatore Settis parlare in Sala Boggian di tutela del patrimonio artistico, e mi sono cosí convinta a fare della ricerca in questo campo la mia carriera, una scelta che mi ha portato lontano da Verona, prima ad Harvard e ora a St Andrews. Non sono certo l’unica ad aver incontrato la storia dell’arte al Circolo Ufficiali: se mi soffermo su queste esperienze personali è perché–proprio come quelle di Paolo Mezzelani, nella lettera di qualche giorno fa–mi sembra dimostrino bene come l’opposizione che si è venuta a creare tra i due schieramenti non sia necessariamente tale, almeno non nelle esperienze dei singoli. Non esistono due fronti contrapposti: esistono membri del circolo da trasformare in “Museum members”; esistono amanti di Verona, della sua arte e della sua cultura, da trasformare in sostenitori attivi del museo. Non un circolo da «sfrattare» ma una comunità da coinvolgere. Per farlo potrebbe essere utile guardare oltre confine, dove da tempo si affianca al modello di “stewardship” -quello degli Amici dei musei per intenderci, a Verona peraltro giá attivissimi e efficientissimi- un sistema complementare di “membership”, in cui è il museo a costruire e curare la propria comunità di sostenitori mediante una serie di benefits e iniziative mirate (accesso gratuito, visite private, inviti a mostre e conferenze, incontri con i curatori, sconti al bookshop e al ristorante).Nel discutere del progetto si parla molto di flussi turistici, ma sarebbe ingenuo pensare che l’espansione del museo debba per forza avvenire a favore dei turisti e a discapito dei militari (che avrebbero comunque una nuova, prestigiosa sede nel seicentesco Convento di S. Giacomo di Galizia). La comunità di riferimento di Castelvecchio includerà i soci del Circolo: il museo saprà favorire la frequentazione di quegli stessi spazi, incentivandone il senso di appartenenza e l’identificazione con il destino del «grande Castelvecchio» che avranno contribuito a creare. ST ANDREWS REGNO UNITO

CIRCOLO UFFICIALI. Dovrà avere un’altra sede all’altezza

Roberto Mencarelli

mercoledì 09 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 24

Anch’io, come molti della mia generazione, ho assolto il servizio militare di leva come Ufficiale Medico di Complemento. Noi veronesi, quasi tutti, siamo stati assegnati nelle sedi di Verona, dal momento che, ai nostri tempi (fine anni ’70), le Forze Armate erano concentrate, per almeno i due terzi, nella Regione Militare Nord Est.Da allora sono stato un fedele socio del Circolo Ufficiali di Castelvecchio, vedendone l’evoluzione. Dopo i fasti di quegli anni, con il ridimensionamento delle Forze Armate e la scomparsa della leva obbligatoria, le cose sono cambiate. Nel frattempo, nelle sale accanto, il Museo è cresciuto sempre di più per qualità e prestigio. Gli spazi sono cominciati a diventare stretti… e poi Verona è diventata una città «preziosa» per voce dell’Unesco che ne ha fatto suo patrimonio e di conseguenza il turismo è cresciuto.Un turismo internazionale ed esigente, che in Italia cerca la bellezza, visto che non esiste nessun Paese, nel mondo occidentale, più ricco di noi di opere d’arte. E gli spazi del Museo sono diventati ancora più stretti, inadeguati al flusso turistico e la carenza di alcuni servizi sempre più impellente da sanare, se non altro per essere allineati agli standard europei. Credo sia giunto il tempo di cambiare, il Circolo Ufficiali dovrà avere un’altra sede all’altezza del ruolo ed il Museo lo spazio vitale. Questo, credo, sia la cosa più utile per tutti. VERONA

CIRCOLO UFFICIALI. Ex ospedale militare, c’è tanto da vedere

Angela Roncaccioli

martedì 08 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 25

Mi ha colpita molto la lettera del tenente medico Paolo Mezzelani pubblicata il 4 giugno e favorevole al trasloco del Circolo. Sono socia aggregata del Circolo Ufficiali che ho frequentato più assiduamente una decina di anni fa con un gruppo di amici con cui partecipavamo a delle serate piene di attività piacevoli (lezioni di ballo, cene, feste talvolta anche in terrazza con musica, spettacoli teatrali); e poi anche successivamente quando, sempre nell’ottica di aprire il circolo alla città, mi hanno dato l’opportunità di ospitare nella mensa un gruppo di studiosi della Sardegna che facevano degli stages a Verona.Mezzelani entra in un lungo dibattito sulle esigenze del Museo di Castelvecchio che, restaurato oltre 60 anni fa, non risponde più alle esigenze dei tempi e che, purtroppo, non ha altra possibilità di sviluppo se non annettendosi la parte occupata ora dal Circolo Unificato dell’Esercito. Nonostante come detto sia socia, non posso che concordare con lui e sono sicura che tutti lo avremmo comunque frequentato anche se fosse stato nella zona dell’Ospedale Militare che presenterebbe peraltro una serie di vantaggi: una posizione in pieno centro storico e solo a qualche centinaia di metri dall’attuale circolo; la possibilità di un ampio parcheggio; per i militari, che devono venire a Verona per usufruire di cure mediche, una foresteria adeguata; infine, ma non ultimo, una sede completamente ristrutturata.Sono anche rimasta colpita da quanto accennato da Guarienti sulla grandezza dell’area dell’Ospedale Militare: grande quanto la Bra? Con l’Arena, tutta la piazza, e la Gran Guardia? Cos’è la Bra per chi viene a Verona e per noi cittadini? È la città stessa e qualcosa di imprescindibile per chiunque arrivi. Per noi è il dopo Arena e il dopo teatro, i primi aperitivi primaverili, le vasche all’uscita dal liceo. È così importante che forse la immaginiamo più grande di quanto non sia realmente. Ma allora, se anche l’Ospedale militare, in pieno centro, ha queste dimensioni, cosa potrebbe diventare? Che giardini avere? E, come cittadina, chiedo, potremmo anche un giorno visitare questi meravigliosi spazi e partecipare come abbiamo sempre fatto alle iniziative di un circolo rinnovato ancora più bello e funzionale? VERONA

Mi ha incuriosito la frequenza con la quale sono apparsi su L’Arena articoli e lettere al direttore

Giuseppe Perotti

domenica 06 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 25

Mi ha incuriosito la frequenza con la quale sono apparsi su L’Arena articoli e lettere al direttore incentrati sull’opportunità o meno di spostare da Castelvecchio ad altra sede più consona quello che fu per molti decenni il Circolo Ufficiali di Castelvecchio, oggi ribattezzato Circolo Unificato dell’Esercito. L’altro giorno è stata riportata una lettera a firma di Paolo Mezzelani che con grande garbo fa il punto sulla vertenza, e dall’alto della sua antica esperienza di ufficiale medico dell’Esercito, ma anche come amante dell’arte e del bello, fa pacate, ma realistiche considerazioni, che pongono il suo scritto al primo posto per capacità di convincimento in una ipotetica classifica tra quanto è stato scritto sinora sull’argomento. Io stesso che fui pure ufficiale di complemento nell’arma dell’artiglieria e che da allora sono sempre stato socio dell’Unione nazionale ufficiali in congedo, condivido il principio che una città ad altissima vocazione artistica e culturale qual è Verona, meta di un importante flusso turistico italiano e internazionale, debba avere un museo di grande prestigio, non solo per la valenza assoluta delle opere esposte, ma anche per il livello di accoglienza e per i servizi didattici e complementari, oggi ritenuti indispensabili in una realtà di tale portata.La capacità di collaborazione e sinergia tra il Museo di Castelvecchio e altre realtà cittadine, Circolo ufficiali compreso, è sempre stata una positiva caratteristica del mondo culturale veronese. Non c’è motivo di supporre che ciò non debba accadere anche in futuro. VERONA

CASTELVECCHIO. Circolo ufficiali, il trasloco è vantaggioso

Paolo Mezzelani

venerdì 04 giugno 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 23

In tutti questi mesi pandemici abbiamo assistito a un batti-ribatti sul destino del Circolo Militare di Castelvecchio. Tutte lettere urbane e pertinenti, senza eccessi polemici.Voglio intervenire perché penso di avere i titoli per esprimere un parere profondo e meditato in questo dibattito che appare ai più quasi un conflitto, mentre, se ci pensiamo serenamente, non lo è affatto. Sono un tenente medico in congedo militare permanente e sono un amante dell’arte. Dunque, la naja che ho fatto per 15 mesi, dopo la Scuola di Sanitá Militare di Costa S. Giorgio a Firenze (dopo l’alluvione del ’66) l’ho fatta appunto come sottotenente medico in una sede prestigiosa: l’Accademia Militare di Modena. E devo dire che ha contribuito a insegnare le regole, a me che ero quasi un obiettore, e a rispettare le gerarchie, insegnamento che mi è poi servito nel mondo ospedaliero e universitario che mi attendeva.Sono poi un amante dell’arte. Con le mie sorelle ho donato nel dicembre scorso un quadro di Francesco Zaganelli, il più famoso pittore romagnolo del ‘500, al Museo di Castelvecchio. Mi son deciso a donare il dipinto perché tutti, e non solo la mia famiglia e gli amici intimi, potessero in futuro vedere la meraviglia del “Cristo benedicente coronato di spine” che per anni è stato nelle nostre case e fu comprato ai primi del ‘900 dal padre di mia madre, medico ebreo errante per il Mediterraneo. Ora mi sento come un giudice super partes per quanto ho già detto e anche perché per anni sono stato iscritto al circolo militare. Ebbene penso che il museo considerato uno dei più belli del Paese, splendido patrimonio artistico di Verona, abbia tutte le carte in regola per chiedere agli amici colleghi militari veronesi di cedere la loro storica sede, al museo stesso, trovando peraltro altra sede altrettanto prestigiosa e certamente più fruibile, più ampia e più accessibile, con parcheggio, che non c’è a Castelvecchio, nell’ex Convento di S. Giacomo della Galizia in Valverde, nel complesso dell’Ospedale di guarnigione di S. Spirito. Grandi firme di questa rubrica, ricordo solo l’avv. Guarienti e l’arch. Cenna e tanti altri hanno in precedenti lettere spiegato e documentato le ragioni dell’ampliamento museale e del nobile trasferimento del “Circolo Unificato di Castelvecchio”.Ricordo solo questi: mancano assolutamente servizi igienici adeguati, mancano gli spazi per una biblioteca e per la didattica indispensabile se si vuol sviluppare la cultura artistica, manca un ingresso adeguato alla grande affluenza di visitatori che arrivano da tutto il mondo e poi il grande Scarpa non poté pensare ai disabili, ora i nuovi spazi saranno fruibili anche dai meno fortunati.Ecco quindi che la città, e l’Italia tutta, non potrà che essere riconoscente ai militari. Non si tratta di una battaglia persa ma piuttosto di una guerra di civiltà e di altruismo vinta. L’esercito ha difeso l’arte e ha saputo “ritirarsi” sacrificandosi ma…per la vittoria finale. In conclusione quella degli ufficiali, non è una sconfitta ma una dimostrazione di perenne civiltà. VERONA

IL DIBATTITO Il presidente dell’associazione Amici dei Civici Musei interviene sulla questione dell’ampliamento. «Museo più grande e per tutti pensando al futuro della città».
Monicelli: «A Castelvecchio servono spazi e un’adeguata area ristoro. Il Circolo Ufficiali? D’intesa con il generale Tota, abbiamo fatto un progetto per l’ex Ospedale militare»

sabato 29 maggio 2021, CRONACA, pagina 14

È braccio di ferro. Dare al Comune i locali del Circolo ufficiali – ora Circolo unificato dell’Esercito, anche per i sottufficiali – per concedere nuovi spazi e servizi all’adiacente Museo civico di Castelvecchio. «Ma i locali del Circolo sono del demanio, in gestione all’Esercito, e l’unica strada per trasferirli al Comune, proprietario dell’altra parte di Castelvecchio, è che l’Amministrazione li richieda ai militari, per ampliare il suo Museo». È la posizione di Francesco Monicelli, presidente dell’Associazione Amici dei Civici Musei d’Arte di Verona. Il caso s’infiamma.Nei giorni scorsi però l’assessore alla sicurezza Marco Padovani è intervenuto più volte sul tema. Ricordando che «i legittimi proprietari» del Circolo, cioè i militari, «non intendono lasciare il compendio» e che comunque «per l’ampliamento delle attività di Castelvecchio, nel recupero dell’ex Arsenale ci saranno spazi aggiuntivi».Sembra dunque un caso chiuso. «Ma il precedente comandante delle Forze Operative terrestri di Verona, il generale Tota, ci aveva detto che il Circolo dov’è oggi non interessava all’Esercito, che invece avrebbe richiesto uno foresteria per i militari o i loro parenti che fossero stati in cura negli ospedali di Borgo Trento, Borgo Roma, Negrar o Peschiera», precisa Monicelli. «E d’intesa con Tota con un nostro socio, l’ingegnere Maurizio Cossato dello Studio Contec srl, e con la Civica Alleanza, abbiamo presentato come volontariato ai militari un progetto di Circolo dell’Esercito nell’ex convento di San Giacomo di Galizia all’ex Ospedale militare. Con uno spazio analogo a quello occupato oggi a Castelvecchio, che dalle carte risulterebbe essere di 960 metri quadri».Il dibattito è antico. «Fin dal 1991 l’allora presidente degli Amici del Museo, Galtarossa, con il direttore del Museo Marinelli, chiesero che il Circolo si spostasse. Tra l’altro in ottemperanza a una convenzione del 1928, in base alla quale il Circolo era ospite fino a quando il Comune gli avesse trovato un’altra collocazione». Nel frattempo l’associazione, consultandosi con i funzionari del Comune, ha elaborato un progetto per ampliare il Museo, presentato nel 2018. I punti centrali? «Servono maggiori spazi per la biglietteria, ora troppo piccola, e poi per disabili motori, sensoriali, cognitivi. Per quelli motori, va detto, sono state eliminate barriere architettoniche, ma per quelli sensoriali, anzitutto non vedenti, servirebbero stanze in cui far toccare loro dei modellini di Castelvecchio, per introdurli alla visita. Ma per disabili cognitivi si possono proiettare invece anche cartoni animati sul castello, mostrare modelli, disegni. Poi serve l’area ristoro, aperta a tutti».Monicelli ribadisce che l’Amministrazione, anche in passato, «pur con posizioni differenti al suo interno, ha sempre poi dichiarato di non voler spostare il Circolo. Noi pensiamo invece che debba avere una sede adeguata, anche con una foresteria, che a Castelvecchio non sarebbe certo idonea, mentre all’Ospedale militare ci sarebbe tutto il posto».Monicelli cita poi l’interrogazione parlamentare del luglio 2018 della deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo al ministero della Difesa, con l’obiettivo di cedere al Comune i locali del Circolo, per il Museo. «Nell’ottobre 2018 un dirigente del ministero rispose, anche a noi, che questi erano di importanza strategica militare e che, in ogni caso, al ministero deve arrivare una richiesta del sindaco di ottenere il trasferimento al Comune degli spazi del Circolo. E questa non c’è».Ed è quella che ancora chiedono gli Amici dei Musei. «Una città ha tre elementi identificativi: un duomo, una torre, un museo. Noi abbiamo tutto, ma il Museo va ampliato, pensando al futuro»..

A PROPOSTA La Civica Alleanza, 5mila aderenti, rilancia l’idea di ampliamento nell’area ora occupata dall’Esercito. Castelvecchio, spazio al museo E il Circolo militare agli Scalzi

Il trasloco alla caserma Dalla Bona, ex convento San Giacomo, consentirebbe di ricavare foresteria, bar, ristorante. Il presidente Dindo: «Il non cercare soluzioni danno per la città»

sabato 26 giugno 2021, L’Arena, Cronaca, pagina 15

Si è riacceso il dibattito sulla possibilità di ampliare il Museo di Castelvecchio per adeguarlo alle esigenze di accessibilità e agli standard di uno spazio espositivo moderno. «La necessità è impellente. Non cercare soluzioni significa danneggiare la città e andare contro gli interessi dei veronesi», dice senza usare mezzi termini Stefano Dindo, presidente della Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio che rappresenta suppergiù cinquemila persone fra singoli cittadini e membri delle associazioni aderenti. Espansione Per il comitato, il solo luogo dove il museo potrebbe espandersi è all’interno dello stesso complesso scaligero, occupando i locali utilizzati dal Circolo Unificato dell’Esercito, per il quale è stata individuata una potenziale sede alternativa nell’ex convento di San Giacomo di Galizia, situato nel perimetro dell’ospedale di guarnigione Santo Spirito, tra le odierne via Scalzi, via Marconi e via Giovanni della Casa. L’area è quella della caserma Dalla Bona, nella zona della Valverde. Idea La proposta è contenuta in un progetto realizzato dall’ingegner Maurizio Cossato, presidente onorario di Contec Ingegneria: usare buona parte degli spazi affacciati sul chiostro per ricavarne un circolo ricreativo con bar e ristorante al pianterreno e una foresteria al primo piano; una possibilità, quest’ultima, preclusa a Castelvecchio, nonché un’esigenza sollevata dal generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota, comandante del Comfoter di supporto fino a settembre 2020, che è stato il primo a lanciare l’idea di trasferire il Circolo Unificato nell’ex convento. Utilità «I militari in arrivo da tutta Italia per curarsi negli ospedali di Verona devono poter contare su una foresteria». L’indicazione di Tota era ricaduta sulla struttura in questione anche per via della riorganizzazione degli uffici militari, che si concentreranno nell’ex ospedale di Santo Spirito, data la presenza ridotta dell’esercito rispetto a un tempo», spiega Francesco Monicelli, presidente degli Amici dei Civici Musei, l’associazione che ha promosso il piano per il recupero e la conversione dell’ex convento, donandolo all’amministrazione militare nel settembre 2019. L’edificio è abbandonato ma in buono stato di conservazione e ha superfici analoghe a quelle dell’attuale sede del Circolo Unificato: duemila metri quadrati coperti e 1.750 di aree esterne, tre in tutto, fra cui un giardino “segreto” che ben si presterebbe agli eventi estivi. Ipotesi È prematuro ipotizzare chi debba accollarsi il costo dell’eventuale operazione, stimato in cinque milioni di euro. Ma nulla vieta che il Comune possa partecipare (magari con fondi europei), se il Ministero della Difesa accettasse la proposta, anche in virtù della convenzione sottoscritta nel 1928 con cui l’Intendenza di Finanza aveva trasferito l’uso di Castelvecchio al Municipio, impegnandolo a mantenervi la sede del Circolo fintantoché non ne fosse stata individuata un’altra. Oggi la parte adoperata dai militari è l’unica ancora demaniale e serve la volontà politica di chiedere allo Stato il trasferimento. «Liberare quei locali vorrebbe dire creare servizi di caratura internazionale che ora il Museo di Castelvecchio non possiede (caffetteria, un bookshop indipendente dalla biglietteria, nuovi spazi per la didattica) e, soprattutto, rendere accessibile l’intera collezione anche alle persone con disabilità». Collezione che, fra l’altro, «potrebbe essere ampliata con circa cento opere, un sesto in più rispetto alle 600 esposte oggi», fa presente Paola Marini, per più di vent’anni direttrice del Museo di Castelvecchio.. 

CASTELVECCHIO/2 La soluzione è l’ex ospedale militare

Guariente Guarienti

sabato 29 maggio 2021, Lettere a L’Arena di Verona, pagina 24

Nel settembre 2019 il generale Giuseppe Nicola Tota, allora comandante della Ftase, si dichiarò disponibile allo studio di una soluzione che avrebbe dovuto comportare il trasferimento del Circolo Ufficiali di Castelvecchio nell’area, sita in Valverde, del complesso dell’ospedale di guarnigione di Santo Spirito, un’area che, in passato, era occupata dall’ex convento di San Giacomo della Galizia ed è di dimensioni superiori, tanto per fare un esempio, a quella che comprende piazza Bra, l’Arena, la sede del Municipio. Il generale Tota ebbe alcuni incontri con l’ingegner Maurizio Cossato che, con l’arch. Alberto Vignolo ed altri professionisti, consiglieri dell’associazione “Amici dei Musei Civici di Verona”, aveva elaborato un progetto di ristrutturazione e ampliamento degli spazi del museo di Castelvecchio. Nell’occasione il generale Tota fece avere piante e fotografie dell’area dell’ex convento.Preso atto della disponibilità del generale Tota, l’ingegner Cossato elaborò un progetto per l’area dell’ex convento, la offerse ai militari, come aveva offerto alla città la proposta concernente Castelvecchio. Molte associazioni, molti esponenti della cultura e della politica cittadina e molti cittadini, come dimostrano le lettere inviate recentemente a L’Arena, condividono l’iniziativa che darebbe nuovo valore a tutto il complesso museale, consentirebbe l’utilizzo degli spazi oggi sedi del ristorante e della sala conferenze per attività culturali, l’ampliamento degli spazi dedicati ai servizi, alla didattica e al ristoro dei visitatori, il completamento del museo con ampliamento delle sezioni espositive.Il Circolo Ufficiali, oggi chiamato “Circolo Unificato di Castelvecchio”, si sposterebbe di poche centinaia di metri, rimanendo nel centro cittadino, in un luogo prestigioso e potrebbe usufruire di spazi maggiori, di una ricca foresteria e godere degli splendidi giardini interni all’area dell’ex convento, aprendoli alla frequentazione di veronesi e turisti. Mi pare concreta la possibilità di valorizzare sia Castelvecchio che l’ex convento di San Giacomo della Galizia, senza costi eccessivi.

CASTELVECCHIO/1. Circolo ufficiali, sale splendide grazie ai militari

Gabriella Merlo Nardi

sabato 29 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 24

Da anni, ciclicamente, si torna a parlare dell’ampliamento del Museo di Castelvecchio a scapito della parte riservata al Circolo Ufficiali.Noi, soci del Circolo da sempre, siamo tutt’altro che d’accordo e decisi a difendere la nostra sede. Invito tutti ad una riflessione: pensiamo cosa accadrebbe se la richiesta di alcuni politici e comitati vari andasse a buon fine. E il paragone con l’Arsenale calza a pennello: è stato ceduto in ottimo stato decenni fa dai militari al Comune, che per tempo infinito lo ha abbandonato e il cui vergognoso degrado è sotto gli occhi di tutti. Ci sono stati anni di discussioni, scontri tra sindaci, politici, belle arti, idee e progetti vari mai andati in porto. Perchè ho accennato all’Arsenale? Lo spiego subito. Quanti anni ci vorrebbero per trasformare le magnifiche sale del Circolo in museo? Conoscendo le lungaggini burocratiche, prevedendo le discussioni, le lotte partitiche sul come sistemarlo, è facile ipotizzare un tempo non quantificabile. Inoltre se è vero, come qualcuno asserisce, che alcuni architetti hanno già progettato l’annessione del Circolo al Museo, non si capisce perchè un progetto all’altezza non sia stato fatto per una nuova sede per il Circolo, che al momento della cessione dovrebbe essere già pronta. Ma chi nel frattempo risarcirebbe il Circolo Ufficiali delle migliaia di euro spesi in questi anni per ristrutturare, ammodernare, rifare infissi, impianti e quant’altro nelle sue sale prestigiose? Chi non vi è mai entrato (ricordo che il Circolo è aperto alla cittadinanza con le sue offerte culturali, concerti, conferenze, ristorante ecc.) farebbe bene venire a visitarlo.Se ora è in queste meravigliose condizioni lo deve ai militari che lo hanno saputo trasformare in uno scrigno prezioso di cui tutti, soci e non, dovremmo essere orgogliosi. VERONA

CASTELVECCHIO/1 Circolo Ufficiali, c’è il progetto per spostarlo

Stefano Dindo
Presidente Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio

giovedì 27 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 27

In merito al progetto di trasferire il Circolo Unificato dell’Esercito dall’attuale sede di Castelvecchio in altra sede idonea e di realizzare in tal modo l’ampliamento dell’attuale museo, consentendogli di dotarsi di servizi essenziali di cui ora non dispone va sottolineto un importante passaggio.L’associazione Amici dei Civici Musei di Verona, che fa parte dell’Alleanza Civica per un Grande Castelvecchio, ha donato il 5 settembre 2019 all’Esercito Italiano un progetto che prevede la realizzazione di un nuovo circolo negli spazi dell’ex convento San Giacomo di Galizia, adiacente all’area dell’ex ospedale militare, nella quale verranno concentrate molte delle attività militari nella città di Verona.Il progetto è già stato presentato al sindaco nel settembre scorso e verrà presentato ai cittadini veronesi con un convegno entro giugno, grazie alla positiva evoluzione della pandemia.La sua realizzazione consentirebbe di cogliere due obiettivi molto importanti per la nostra città: l’ampliamento del museo di Castelvecchio e la riqualificazione di un’opera realizzata dall’architetto veneziano Giorgio Massari alla fine del ‘700 e marginalmente modificata sotto la dominazione austriaca da Julius Bolza, progettista del grande ospedale militare.Prevede la realizzazione di un nuovo circolo di circa 800 metri quadrati e di una foresteria di circa 870 metri quadrati, che costituisce un servizio molto apprezzato per i militari e che, a nostro avviso, non potrebbe, invece, essere legittimamente realizzata nel castello, a causa dei vincoli che la legge prevede per un monumento di tale importanza.L’ex convento fu indicato, senza impegno, come ipotesi da studiare per un eventuale trasferimento del Circolo, dal precedente comandante delle forze operative terrestri di supporto che consentì, per tale motivo, i necessari rilievi. Sembrano esservi ora dei ripensamenti, ma ciò che è importante sottolineare è che è fuorviante, sbagliato e culturalmente non condivisibile, impostare il dibattito su questo importante argomento in termini di presunta contrapposizione con il mondo dei militari e dei loro interessi ovvero del riconoscimento degli indubbi meriti che ha chi serve la collettività. Del resto contrariamente a quanto si legge in un’intervista rilasciata da un assessore cittadino, i militari hanno accettato senz’altro di trasferire il prestigioso circolo ufficiali della capitale dal Palazzo Barberini alla palazzina Sovergnan di Brazzà, consentendo in tal modo la crescita della Galleria Nazionale d’Arte Antica e l’utilizzo del palazzo nel rispetto delle destinazioni previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio del 22.1.2004.Ed allora le domande cruciali cui rispondere sono altre. È vero o no che l’attuale museo, dopo la ristrutturazione di 60 anni fa, non dispone di strutture che consentono la fruizione da parte dei cittadini oltre la semplice visita, come invece richiesto dal nuovo ruolo che hanno le strutture museali? O che il museo è attualmente inidoneo ad accogliere le persone diversamente abili e che, comunque, non dispone di servizi loro dedicati? O che non è possibile trasferire il museo in altra sede, per cui l’unico modo per ampliarlo è rappresentato dall’utilizzo degli spazi occupati dal Circolo, sicché il mancato ampliamento pregiudica lo sviluppo della più importante struttura museale veronese, con ogni conseguente impatto sulla vita della nostra collettività e sullo sviluppo di un turismo qualità? O che quando nel 1928 in piena epoca fascista, l’intero castello fu dato in uso al Comune di Verona per la realizzazione del museo, fu previsto che la permanenza del Circolo dovesse essere temporanea, fino al reperimento di altra sede idonea e che da allora il Circolo occupa una superficie non proporzionale alle sue attuali esigenze di 2.000 metri quadrati coperti e 1.600 scoperti, quando il Circolo Ufficiali della capitale ne occupa meno di 800? O che la città di Verona può offrire altre sedi adeguate al Circolo e che il progetto di trasferirlo all’ex convento di San Giacomo di Galizia è una valida soluzione per il trasferimento?Per la Civica Alleanza a tutte le domande si deve rispondere “è vero”, ed è certo che il mancato trasferimento del Circolo danneggia gli interessi dei veronesi e di Verona. E’ indispensabile che Verona cerchi il dialogo con i militari, ma comunichi con chiarezza che la sua richiesta è quella di trasferire il Circolo, comunicando tale decisione al Ministero della Difesa a Roma che è il luogo in cui, per competenza, si prendono le decisioni in queste materie.

CASTELVECCHIO/2. Dare una mano alla cultura non interessa

Giovanni Villani

giovedì 27 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 27

Qualche tempo fa un caro amico mi informò che il Museo di Castelvecchio avrebbe potuto disporre di nuovi spazi per ampliare la sua zona espositiva e l’accoglienza del pubblico. Era davvero convinto che si sarebbe trovato un accordo definitivo per offrire al Circolo dell’Esercito – occupa un’ala del castello, contraddistinto oggi anche da una bella targa, lucidata da poco – uno spazio adeguato per il suo trasferimento.Cercai di placare l’entusiasmo dell’amico e di dissuaderlo conoscendo l’esperienza della Galleria Nazionale Barberini di Roma – la frequento puntualmente ogni anno, molto più importante del nostro Museo di Castelvecchio – che per poter disporre dell’entrata del museo, occupata per anni dal Circolo dell’Esercito, ha dovuto attendere quasi mezzo secolo, finché al circolo fosse garantito un’altra sede di prestigio (nello stesso Palazzo Barberini). Infatti oggi il circolo può contare su uno chalet stupendo ed accogliente, da 5 stelle, immerso nel verde e nella quiete dei giardini del celebre palazzo appartenuto alla famiglia di papa Urbano VIII.Avevo ragione a calmare gli entusiasmi dell’amico perché giorni fa la dichiarazione perentoria dell’assessore Padovani su L’Arena di Verona ha messo una pietra tombale sulla vicenda: il Circolo dell’Esercito rimane dove è ora, punto e stop.Anche perché, consigliavo sempre all’amico, dove potevi trovare una sede altrettanto prestigiosa, con terrazzo sull’Adige, da offrire in cambio? Ma gli dicevo nello stesso tempo: guardati pure da chi ti parla di protezione della cultura e di cose del genere. Sono frasi sulla bocca di tanti, ma ricordati che la storietta della cultura non interessa proprio a nessuno. VERONA

IL CASO S’infiamma la polemica. E Buona Destra Verona fa un comitato: «L’Esercito resti lì»

mercoledì 26 maggio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 21

Museo L’ingresso di Castelvecchio, da poco riaperto al pubblico. Un Grande Castelvecchio, utilizzando i locali del Circoli ufficiali, ora Circolo unificato dell’Esercito, per nuovi servizi del Museo civico adiacente? S’infiamma lo scontro politico. Ora Traguardi, Pd e +Europa, rilanciano l’idea di destinare al museo i duemila metri quadrati al coperto più altri spazi esterni, di Castelvecchio, ora al Circolo, «da collocare altrove».«Chi difende la sede attuale del Circolo unificato dell’Esercito, e non il Circolo in quanto tale, ha a cuore solo i propri interessi elettorali, perché crede di aver individuato una nicchia di voti da conquistare». Lo dicono i consiglieri comunali del Pd Stefano Vallani ed Elisa La Paglia, Pietro Trincanato, presidente di Traguardi, e Giulia Adami, storica dell’arte, di Traguardi, e +Europa, con il presidente provinciale Lorenzo Dalai e Roberto Capuzzo. «Le Forze armate a Verona vogliono servizi efficienti per sé e il bene della città. La prossima Amministrazione dovrà esprimersi in maniera netta e per noi la posizione è chiara: sì a una sede prestigiosa e moderna per il Circolo, sì al Grande Castelvecchio».Il progetto è promosso dalla Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio, «che ha già realizzato, donandolo all’Esercito, un piano per una sede alternativa nell’ex convento di San Giacomo di Galizia, all’interno dell’area dell’Ospedale militare», spiegano i tre. Si sottolinea che «con l’approvazione, nel secondo mandato Tosi, di una mozione votata all’unanimità, e con l’emendamento a firma La Paglia, accolto come raccomandazione dall’Amministrazione attuale in sede di votazione sul bilancio di previsione, «la volontà del Consiglio e della giunta si è già palesata. Quindi invitiamo l’assessore Padovani, assieme alla giunta e al sindaco, a passare all’azione e a una riflessione condivisa per il bene della città, senza distinzioni o tifoserie politiche e non contro i militari».Sul tema interviene nuovamente l’assessore alla sicurezza Marco Padovani, di Fratelli d’Italia, che già nei giorni su L’Arena ha detto che il Circolo unificato dell’Esercito deve restare dov’è. «Si sta parlando a vanvera», dice. «Il compendio che ospita il museo di Castelvecchio e il Circolo ufficiali è stato diviso e riassegnato nel 2012. Una parte, quella del Museo civico, è passata al Comune, mentre l’altra metà è rimasta di proprietà statale e cioè del demanio. Infatti è stato ritenuto da parte del proprietario di mantenere l’uso governativo, che infatti si realizza attraverso l’Esercito». Padovani precisa che «i legittimi proprietari non intendono lasciare il compendio. L’unico che non l’ha capito è Traguardi che su questo tema ha deciso di farci la campagna elettorale», conclude. «Per quanto riguarda l’ampliamento delle attività di Castelvecchio, ricordo che nel recupero dell’ex Arsenale ci saranno spazi aggiuntivi».E per il movimento Buona Destra Verona, con il coordinatore Massimiliano Urbano, la presa di posizione di Traguardi, Pd e +Europa, segna «l’avvio di una vera e propria crociata anti Circolo unificato dell’Esercito. Noi avversiamo con forza questo livello di aprioristica faziosità ideologica. Ci si è organizzati dando vita a un Comitato a tutela e salvaguardia del Circolo unificato dell’Esercito in Castelvecchio». .

CIRCOLO UFFICIALI. L’ex Ospedale Militare la sede giusta

Ugo Zanetti

martedì 25 maggio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 25

La collocazione del Circolo Ufficiali in un monumento storico come Castelvecchio aveva giustificazione nei decenni passati quando le caserme erano all’interno della cinta urbana e così gli stessi militari potevano recarvisi anche a piedi: quindi senza necessità di usufruire di un parcheggio, che vicino a Castelvecchio non era e non è nemmeno attualmente disponibile.Più facilmente raggiungibile sopratutto per i militari che abitano con le loro famiglie o che vivono nelle caserme, oramai tutte situate nella provincia o addirittura nelle province confinanti, sarebbe ora una collocazione del Circolo all’ex Ospedale Militare, per ora sotto-utilizzato, nonchè vicino al vasto parcheggio di Porta Palio, dove potrebbero affluire anche visitatori dell’ambito «militare», se il Circolo si ponesse anche come organizzatore di eventi storico-militari. Una possibilità di parcheggio, migliore dell’attuale inesistente, sarebbe usufruibile anche dai giocatori di bridge o di burraco, se il Circolo volesse ancor più aprirsi alla città. Per contro nell’attuale sede del Circolo, già in fase di abbandono operativo da anni, se vi si installasse un «Grande Museo» potrebbe essere una sede raggiungibile sia a studenti con le loro professoresse, poichè classi di tutti gli ordini di insegnamento potrebbero facilmente accedervi a piedi senza bisogno di pullman, sia a turisti che potrebbero facilmente completarvi un percorso culturale (pedonale!) iniziato con i monumenti romani e medievali. Inoltre essendo già fornito di spazi aperti per bar e ristorante potrebbe egregiamente costituire un momento di relax e di ristoro per intere famiglie di turisti, oltre che occasione occupazionale soprattutto part-time sia per «giovani pensionati» come guardiani alle varie sale di esposizione sia per studenti universitari per assistenze ai visitatori! Buona riflessione. ARBIZZANO

«Grande Castelvecchio un’idea lungimirante»

domenica 23 maggio 2021, “L’Arena”, Cronaca, pag. 12

+Europa Verona si inserisce nel dibattito sul progetto di allargamento del Museo di Castelvecchio.«Siamo ben consapevoli dell’apporto positivo che l’Esercito ha sempre dato al Paese e alla nostra città – spiegano Lorenzo Dalai, di +Europa Verona, e Roberto Capuzzo, del coordinamento regionale di +Europa -. Ma non possiamo trascurare il fatto che il museo di Castelvecchio, per avere gli spazi e le strutture di una pinacoteca moderna, non ha altre alternative che ampliarsi all’interno del castello, mentre il Circolo può trovare adeguata sistemazione anche in altre posizioni, altrettanto prestigiose».A chi vede in questa proposta un torto per il Circolo Ufficiali, Dalai e Capuzzo rispondono: «Condividiamo la soluzione messa a punto dall’associazione Amici di Castelvecchio, che prevede lo spostamento del Circolo presso l’ex ospedale di Santo Spirito, struttura progettata da Julius Bolza, della K. K. Genie-Direktion. Si tratta di un edificio di pregio, per il quale il Bolza si ispirò a Giuseppe Barbieri, progettista del palazzo municipale».Concludono i due esponenti di +Europa: «Non vedere le possibilità rappresentate da un Grande Castelvecchio, che diventerebbe un polo museale prestigioso e attrattivo, è segno di scarsa lungimiranza e incapacità progettuale. Evidentemente a politici come il sindaco Federico Sboarina, o lo sfidante Flavio Tosi, piace parlare di turismo di qualità, ma alla prova dei fatti dimostrano di voler ridurre l’offerta veronese a spritz e mercatini».

CASTELVECCHIO/3. Un grande museo non è un dispetto

Giorgio Massignan

domenica 23 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 25

La presenza dei militari a Verona, da cinquant’anni ad oggi, è molto cambiata e, viceversa, è aumentata la domanda di spazi per la cultura, adeguatamente attrezzati. Il dibattito sull’opportunità di ampliare il museo di Castelvecchio, con l’utilizzo degli spazi ora occupati dal Circolo Ufficiali Unificato, è iniziato molti anni fa. Un dibattito che avrebbe dovuto riguardare la necessità per Il nostro museo di adeguarsi agli standard e alle esigenze di un museo moderno, si è trasformato in una contesa tra chi è pro e chi è contro i militari. Ma non è così; si tratta di discutere se un “Grande Castelvecchio” possa essere un bene per Verona e non se sia un dispetto contro i militari. Inoltre, su questo tema si stanno confrontando diverse posizioni da parte dei partiti politici, che rischiano di trasformare un dibattito sulla città, in una sorta di campagna elettorale in vista delle prossime elezioni amministrative. Verona, una città d’arte e di cultura, non può rinunciare ad avere un museo all’altezza della sua storia. Con un grande museo di Castelvecchio, la nostra città potrebbe realizzare un interessante itinerario museale, che partirebbe dalla Tomba di Giulietta, sede del museo degli affreschi, proseguirebbe con la Gran Guardia, sede di esposizioni estemporanee, quindi con il Museo lapidario Maffeiano, con il grande museo di Castelvecchio, per terminare all’Arsenale, sede ideale per ospitare le opere d’arte, ora chiuse nei depositi museali. L’offerta culturale della nostra città, andrebbe programmata attraverso un’organica pianificazione urbanistica. Una città d’arte come Verona dovrebbe dotarsi di un progetto di valorizzazione e fruizione ecosostenibile del proprio patrimonio artistico, con l’obiettivo di realizzare un sistema museale in grado di rispondere alle esigenze culturali ed economiche del territorio, rafforzando il sistema dei musei cittadini, in una rete che li comprenda tutti. Nella nostra città, il solo luogo dove il museo si potrebbe espandere è all’interno dello stesso complesso scaligero, occupando i locali ora utilizzati dal Circolo Ufficiali Unificato, per il quale è possibile individuare altre sedi altrettanto prestigiose, come richiede la storia della presenza dei militari a Verona. A tale proposito, voglio ricordare i progetti realizzati gratuitamente da un team coordinato dall’ingegner Maurizio Cossato e dall’architetto Alberto Vignoli per conto dell’Associazione “Amici dei Civici Musei D’Arte di Verona”, che prevedono l’allargamento del museo nei locali del Circolo Ufficiale e il trasferimento di quest’ultimo in una parte dell’Ospedale militare, con entrata in piazzetta Santo Spirito. Rammento che a Roma, il Circolo Ufficiali ha accettato di essere spostato dal prestigioso Palazzo Barberini, dove è stata realizzata una galleria di arte antica, in un’altra sede di circa 600 mq. VERONAPOLIS

L’intero castello a museo darebbe lustro alla città

Alberto Ribaudo

domenica 23 maggio 2021, L’Arena, Cronaca, pagina 19

Carlo Alberto Ribaudo è un impiegato. Compra L’Arena all’edicola Palladio in zona Stadio, e commenta le notizie.Festa rosa dopo il lockdown. Ma tutti con la mascherina. Cosa ne pensa?La gente ha voglia di riprendersi la vita di sempre. Credo che aver partecipato ai festeggiamenti con la mascherina e nel rispetto delle norme sia positivo. Il Giro è un volano per la ripresa di Verona, anche se quest’anno per forza di cose in maniera contenuta rispetto al suo potenziale.Zaia: «Veneto di fatto bianco. Ma non abbassiamo la guardia». Qual è la sua opinione?Se i dati sono da zona bianca è un bene. Sono però d’accordo sul fatto che sia fondamentale non abbassare la guardia come fatto la scorsa estate, per evitare di ritrovarci poi a fare di nuovo i conti con i contagi in aumento.Un’iniezione per curare il Covid. Verona capitale della ricerca…Verona all’avanguardia nella ricerca non può che essere motivo di orgoglio.Nuovi sbarchi. Si cercano alloggi per 1.200 profughi…La situazione è da studiare e, soprattutto, da comunicare bene per evitare il crescere di cattiverie e malcontenti. Va chiarita la gestione di questi arrivi altrimenti si rischiano fenomeni di intolleranza.Moto sui sentieri cresce l’allerta. «Ma no alle multe»…La presenza delle moto sui sentieri va regolamentata, specie se negli stessi percorsi ci sono pedoni. Servono tragitti ad hoc per evitare situazioni di pericolo.Castelvecchio, è scontro sul trasferimento o meno del Circolo Ufficiali…Penso che se si riuscisse a individuare una valida alternativa per i militari, l’intero castello potrebbe essere adibito a museo, con spazi di visita che darebbero senza dubbio maggiore lustro alla città. Carlo all’edicola Palladio in zona Stadio

CASTELVECCHIO/1. Cosa c’entrano con il museo i meriti militari?

Luciano Cenna

domenica 23 maggio 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 29

Sono più di trent’anni che gran parte dei cittadini veronesi sostiene, invano, l’intento di dotare il Museo di Castelvecchio di servizi accessori fondamentali utilizzando i locali attualmente sede del Circolo Ufficiali, insediato al piano terra dell’ala ovest del medesimo Castello. Non c’è bisogno che aggiunga altro per dare rilievo a questa civile azione che si contrappone a quella strettamente di parte rappresentata dai Militari. Se volessi usare una formula ambigua, ma dialetticamente lecita, si potrebbe dire che la Verona civile sta combattendo una guerra -solo verbale- contro l’altra, quella militare e dei suoi alleati; ma si correrebbe il rischio di associare ai militari una dose non meritata di non civiltà, cioè di inciviltà. Non voglio tuttavia prestarmi a questi giochi di parole, anche perché, pur riconoscendo dignità e prestigio alle forze armate, la riconoscenza ai Militari invocata dall’assessore alla sicurezza, marco Padovani, eleva oltre ogni ragionamento la sua posizione rispetto al problema in discussione, specialmente laddove cita l’alto merito delle Forze Armate nella guerra al Covid. Questione che avrei evitato di mettere in ballo. VERONA

CASTELVECCHIO/4. Roma ha già trasferito il Circolo ufficiali

Alberto Vignolo

domenica 23 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 29

Probabilmente troppo impegnato nella pur lodevole cura dei marciapiedi di Verona, dev’essere da tempo che l’assessore Padovani non si concede una bella gita a Roma. Perché se l’avesse fatto, avrebbe potuto rendersi conto che è dal 2007 che il Circolo Ufficiali della capitale non si trova più a Palazzo Barberini, come dichiarato a L’Arena del 21 maggio.Per dare respiro e consentire una crescita organica della Galleria Nazionale di Arte Antica, insediata a Palazzo Barberini nel 1949, il Circolo è stato infatti trasferito in una nuova e degnissima sede, la Palazzina Savorgnan di Brazzà.Non fu certo semplice tale trasferimento: ci vollero decenni di battaglie della società civile, ministri dei beni culturali in testa, ma alla fine persino a Roma le cose cambiano.E a Verona? L’analogia con Castelvecchio è lampante: da una parte un museo che non può che crescere su se stesso, pena una sua progressiva marginalizzazione, dall’altra attività ricreative che possono trovare luogo in una nuova e più congrua sede.Peccato dunque che l’assessore Padovani, che vanta nel suo curriculum una “maturità d’arte applicata”, non si applichi più alle bellezze artistiche di Verona, dimenticandosi totalmente del museo civico di cui dovrebbe tenere le parti in quanto amministratore. VERONA

CASTELVECCHIO/2. Non diventi un conflitto elettorale

Giuseppe Perotti

domenica 23 maggio 2021 , Lettere a “L’Arena”, pag 29

Purtroppo la definitiva ubicazione del Circolo Unificato dell’Esercito invece di continuare ad essere oggetto di un leale e costruttivo negoziato tra i responsabili delle Forze Armate e dei Musei Civici rischia di diventare una vacua tenzone tra politici locali in vista del rinnovamento del Consiglio Comunale e la nomina del nuovo sindaco prevista per l’anno prossimo. Mi duole che l’assessore alle strade ed ai giardini Marco Padovani, che saggiamente sta facendo sostituire in alcuni viali cittadini vecchie e malconce conifere con bellissime e sicure Ginkgo Biloba, famose per la dorata colorazione novembrina, con l’intervista pubblicata su L’Arena del 21 maggio, non abbia contezza dell’amore che i veronesi hanno per le Forze Armate. Non si ricorda forse la folla smisurata che per dieci ore applaudì ininterrottamente nel 1981 e nel 1990 le sfilate di 300mila Alpini?La vicinanza dei veronesi per le Forze armate è antica ed immutabile, è pari ed uguale all’orgoglio di vivere in una delle più belle città del mondo, dove monumenti romani, basiliche famose, bellissimi palazzi ed importantissimi musei, Castelvecchio in primis, la rendono meta turistica tra le più gettonate. Quanto asserisce su L’Arena l’assessore potrebbe essere materia per un ulteriore approfondimento, ma per contro è oltremodo positivo che finalmente dopo anni di trascuratezza e di degrado il mondo militare si stia muovendo anche in Verona, per valorizzare e utilizzare per scopi più idonei l’immenso patrimonio edilizio, anche di alto valore artistico, per troppo tempo abbandonato e in molti casi ridotto ad uno stato delabré.Stia certo signor Assessore che la collaborazione tra Circolo Ufficiali e Museo, che aveva una lunga e intelligente tradizione, potrà e dovrà continuare anche nella sua nuova veste allargata di Circolo Unificato dell’Esercito in nome delle due rispettive Culture, ma sempre al di fuori di possibili intromissioni, avulse dalle loro esclusive e specifiche “mission”. VERONA

DISPUTA L’assessore replica a Ferrari che vuole dare spazi al Museo. Altolà sul Circolo Ufficiali «Resti a Castelvecchio».Padovani non arretra: «È una sede prestigiosa e giusta per le Forze armate a cui siamo riconoscenti»

venerdì 21 maggio 2021, L’Arena, Cronaca, pagina 25

Il Circolo Ufficiali? «Deve rimanere dov’è, a Castelvecchio». È la posizione di Marco Padovani, di Fratelli d’Italia, assessore alla sicurezza, alle strade e ai giardini. Che così replica a Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi, che propone invece di trasferirlo altrove, per lasciare posto al vicino Museo di Castelvecchio.«Per la mia notoria vicinanza alle forze militari, tramandatami da più generazioni, mi trovo ancora una volta nella scomoda ma orgogliosa posizione di non condividere la proposta, peraltro rispettabilissima, avanzata da Traguardi», spiega Padovani, in una nota. «Ritengo infatti che non debba mai venir meno la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze armate che, soprattutto in tempo di pace, hanno dato e stanno dando un contributo eccezionale anche in questo momento di emergenza sanitaria. Non a caso il precedente commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 è stato sostituito con il generale Francesco Paolo Figliuolo, già comandante della Brigata Alpina Taurinense e delle Forze Nato in Kossovo», aggiunge.Le motivazioni di Padovani affondano le radici nella storia. «Da più di un secolo un’ala di Castelvecchio è stata utilizzata dal Circolo Ufficiali, ora Circolo Unificato dell’Esercito, emanazione periferica del Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia elevato a Ente Morale con regio decreto n. 2111 del 18 ottobre 1934 che, tra l’altro, ha sempre organizzato pregevoli attività culturali aperte a tutta la città», spiega. E aggiunge: «Il Circolo Ufficiali nazionale ha sempre avuto la propria sede nel prestigioso Palazzo Barberini di Roma e ai Circoli ufficiali periferici sono sempre state riservate sedi di una certa importanza anche storica. E proprio questo è il caso della sede di Castelvecchio legata a importanti episodi storico-culturali».Padovani, dunque, precisa che «con tutto il rispetto che merita per l’importatissima attività culturale che svolge il nostro Museo cittadino, rimango dell’idea che sia altrettanto importante mantenere il Circolo Unificato dell’Esercito nell’attuale sede di Castelvecchio che ha sempre ospitato i nostri valorosi ufficiali ed è, quindi, diventato nel tempo esso stesso un museo vivo e animato da intelligenze e cuori di grande valore per la nazione». E «proprio per questo il Circolo potrebbe, piuttosto, essere coinvolto in collaborazioni con attività del Museo». L’assessore Marco Padovani

CASTELVECCHIO/2 Il Circolo ufficiali non si giustifica

Sergio Noto

venerdì 23 aprile 2021, Lettere a “L’Arena”, pag 24

A proposito della questione infinita dell’utilizzo degli spazi ora destinati a Circolo Ufficiali all’interno di Castelvecchio, leggo con una certa sorpresa il programma di sostegno all’attuale utilizzo degli spazi, a nome di un nuovissimo Comitato a «difesa e a tutela della presenza dell’Esercito».Come alpino e come ufficiale, educato allo spirito di servizio, non posso peraltro mancare di ribadire un fatto che tutti sanno, ma che evidentemente trova fatica sia a diffondersi e ancor più a essere trasformato in decisioni operative. Non esiste ragione logica per cui gli spazi ora utilizzati dall’Esercito debbano essere ancora destinati a Circolo Ufficiali, per una serie di motivi a tutti arcinoti.1. L’attuale scarsa presenza numerica a Verona dei militari in servizio, che non giustifica la disponibilità di uno spazio così vasto e prestigioso.2. L’utilizzo effettivo dei servizi del Circolo Ufficiali, solo in minima parte è a vantaggio di militari in servizio, ufficiali a riposo e/o relative famiglie.3. La recente chiusura prolungata e la relativa triste vicenda gestionale – sulla quale non mi soffermo – impone un’assunzione di responsabilità al più alto livello, e dovrebbe sconsigliare il mantenimento di una situazione evidentemente suscettibile di abusi e deviazioni, inaccettabili per il cittadino comune a maggior ragione per l’Esercito Italiano.4. Il bisogno urgente di spazi ulteriori per il contiguo Museo di Castelvecchio, in un momento in cui tutti si rendono conto della necessità di riprendere con maggiore forza gli investimenti culturali in città.Che Verona, la sua Amministrazione, i suoi concittadini non amino voler cambiare situazioni anche palesemente negative e controproducenti, è un dato di fatto e forse, almeno in parte, l’espressione di una rispettabile, sana prudenza. Ma ciò che dovremmo certamente evitare è che questioni di grande importanza vengano esposte in maniera falsificata o peggio travestite da argomenti politici per finalità di piccolo consenso e visibilità, con l’unico esito di creare contrasti anche laddove il solo buon senso (veronese) avrebbe già deciso da tempo. .VERONA

L DIBATTITO. La questione Castelvecchio. «Grande Museo in accordo con l’Esercito» Traguardi e i civici: «Rispetto per i militari ma occasione da cogliere»

giovedì 22 aprile 2021, L’rena, Cronaca, pagina 19

Fa ancora discutere l’ipotesi di Grande Castelvecchio, cioè l’idea di estendere il museo a tutta la fortificazione scaligera, cercando un’altra sede per il circolo militare.Ora è la volta del movimento Traguardi, che risponde alle dure accuse di Massimiliano Urbano del movimento Buona Destra. «Rispetto alle scomposte accuse di Urbano nei nostri confronti, ci limitiamo ad affermare che né Traguardi né noi come singoli esponenti», dicono il presidente Pietro Trincanato e il consigliere comunale Tommaso Ferrari, «nutrono alcuna preconcetta avversione nei confronti del mondo militare, di cui al contrario riconoscono meriti e importanza nella vita democratica del Paese. Proprio alla luce di ciò Traguardi ritiene che il Grande Castelvecchio possa e debba costituire un progetto comune della città e delle Forze armate stanziate a Verona, che potrebbero finalmente disporre di un circolo moderno, efficiente, adatto alle esigenze dei professionisti della difesa del 2021, assai diversi, per numero, qualifiche e bisogni da quelli del passato. Ignorare che la presenza militare a Verona oggi sia meno numerosa ma più qualificata di quella del passato, e di conseguenza abbia necessità mutate, significa non voler vedere la realtà dei fatti. Se negli ultimi trent’anni l’Esercito si è trasformato, e il turismo è aumentato, modificando anche l’economia cittadina, frenare su un progetto che non marginalizza i militari, ma semplicemente dà loro un’altra sede prestigiosa (come accaduto a Roma con palazzo Barberini), e dota la città di un museo moderno e adeguato significa non tenere al bene della città».Sul punto torna a farsi sentire anche la Civica Alleanza per un Grande Castelvecchio, il movimento civico che appoggia questa idea, per bocca del suo presidente Stefano Dindo: «Non è in atto alcun tentativo di “insidiare” il Circolo Ufficiali, che è istituzione benemerita la cui importanza per la storia della città è evidente e riconosciuta. Si tratta, semmai, di ridiscuterne la collocazione nell’ambito di un dibattito trasparente e aperto all’intera città, prendendo le mosse da un proposito già formulato dalla stessa amministrazione dello Stato nel 1928, quando senza dubbio la presenza militare a Verona era più numerosa e influente di quella attuale. Se già allora si riconosceva l’esigenza di trovare una sede diversa al Circolo, è difficile considerare questo intervento oggi meno urgente, identificando una nuova sede che consenta ai membri delle Forze Armate di disporre di spazi adeguati alle loro esigenze, al Circolo di proseguire le sue attività, a Verona di dotarsi finalmente di un museo moderno, all’avanguardia, in linea con gli standard nazionali e internazionali in termini di servizi e accessibilità, con benefici diretti e immediati sull’economia turistica e sul settore culturale. Non siamo di fronte allo scontro fra supporter dei militari o della cultura, ma alla concreta possibilità di danneggiare Verona se non si coglie l’occasione per realizzare il Grande Castelvecchio». T

IL CASTELLO CONTESO. Urbano, impegnato in politica e in Assoarma «Fondo un comitato a difesa del Circolo» A.V. «Ogni tanto qualcuno prova a scippare la sede dell’Esercito invece di avere il giusto rispetto»

mercoledì 21 aprile 2021, L’Arena, Cronaca, pagina 16

Un comitato a difesa e a tutela della presenza dell’Esercito al Circolo unificato di Castelvecchio. Lo sta costituendo, Massimiliano Urbano, coordinatore cittadino del movimento Buona Destra, ufficiale e consigliere di Assoarma.«Mi sto organizzando. A rispetto della storia dei luoghi, penso ad un comitato a difesa e tutela della presenza dell’Esercito a Castelvecchio. È un vero e proprio scandalo che, mentre in questo particolarissimo momento storico, per risolvere la vitale questione della distribuzione dei vaccini, si è dovuti ricorrere, attraverso il generale Figliuolo, all’organizzazione ed alla concretezza militare, ci sia chi, al contempo, con spirito assolutamente irriconoscente, cerca di insidiare un’istituzione cittadina, un vero e proprio simbolo, la vera casa di tutti gli uomini e donne delle forze armate», spiega Urbano.«Gli italiani, i veronesi, hanno ben sotto gli occhi l’encomiabile impegno dei nostri soldati nel combattere questa guerra contro il Covid 19. Ebbene si esige rispetto e non palese avversione ideologica finalizzata ad un ingrato tentativo di scippo», conclude.L’articolo 56 bis del Decreto del Fare, un decreto legge del 21 giugno 2013, numero 69, aveva dettato la nuova procedura per il trasferimento dei beni immobili dello Stato agli enti territoriali fissando il termine per farne richiesta dal primo settembre 2013 al 30 novembre 2013. Quindi salvo l’introduzione di altri articoli, nessuno può trasferire Castelvecchio al Comune o allo Stato.«Ancora una volta si cerca d’insidiare il Circolo di Castelvecchio. Ancora una volta si vuole negare la storia», sottolinea Urbano, «non è un caso che in questa circostanza siano proprio i giovani del movimento Traguardi che con la loro irriconoscente e poco originale proposta di rivisitazione degli spazi a Castelvecchio non fanno altro che palesare una chiara avversione ideologica al mondo militare. Un mondo militare che merita invece assoluto rispetto e non continui tentativi di scippo».«Il Circolo è la casa di circa 10mila uomini e donne, silenziosi servitori dello Stato, ma è anche da sempre un ambiente culturale aperto alla società civile, sede di innumerevoli eventi culturali», conclude il coordinatore cittadino della Buona Destra, che auspica che non si strumentalizzi politicamente un’istituzione che da sempre ha aperto le porte a chiunque.

LA PROPOSTA. Traguardi rilancia l’idea. E sfida tutti gli schieramenti in lizza alle comunali 2022. «Castelvecchio tutto a museo un’occasione da non perdere» «Progetto per far crescere la città. Con i militari un’intesa si trova»

domenica 04 aprile 2021, L’Arena, Cronaca, pagina 17

È il momento di decidere. La trasformazione dell’intero complesso di Castelvecchio in un Museo e in uno spazio vivo per la città non può essere rimandata, in vista delle prossime elezioni comunali, i vari partiti devono dichiarare da che parte stanno.«Non esiste la sfumatura in grigio», dice Tommaso Ferrari, consigliere comunale del movimento civico Traguardi. «Ogni partito e gruppo deve decidere se mettere o meno nella propria agenda politica anche questa priorità, una scelta coraggiosa e lungimirante, proprio alla luce della pandemia, per far crescere la nostra città in maniera sostenibile e strutturale».Il progetto da sposare già esiste, è quello promosso da un paio d’anni dal Comitato Civica Alleanza per un grande Castelvecchio, una cordata di associazioni, enti e singoli cittadini che ha più volte fatto notare la necessità di un ampliamento, più ancora che delle sale espositive, dei servizi del museo, come la ristorazione, la didattica e, non da ultimo, l’accesso, ora inesistente, ai disabili. «È un dossier che andrebbe portato avanti da ogni schieramento», insiste Ferrari. «Va individuato uno spazio alternativo al Circolo degli Ufficiali, per dedicare la grande area ora utilizzata a titolo privato proprio ai servizi mancanti».Pietro Trincanato, presidente di Traguardi, ricorda che è da oltre un secolo che si parla di dedicare gli spazi dell’intero complesso fortificato scaligero a museo. «La trasformazione sarebbe una tassello fondamentale per il patrimonio culturale di Verona, coerente con le linee guida europee che vertono sui tre pilastri della sostenibilità ambientale, sociale ed economica», dice. «L’affaccio sull’Adige, ora a uso esclusivo dei militari, potrebbe essere un punto di ritrovo per turisti e famiglie veronesi, le modifiche garantirebbero l’accesso ai disabili e si potrebbero ricavare nuovi posti di lavoro».Riprende Ferrari: «Il Museo va vissuto anche per la didattica e l’interazione multimediale. È un progetto per la città e non in contrapposizione con altri interessi, compresi quelli dei militari. Bisogna solo uscire dall’immobilismo». Il dialogo con i militari, del resto, è già stato avviato e il trasloco potrebbe essere anche un toccasana per una realtà che negli anni si è trasformata radicalmente.«A Verona vengono sempre più militari a curarsi, e urge la necessità di una foresteria, per ospitare anche le loro famiglie», fa notare Trincanato. «Simili servizi non sono ricavabili in un complesso medievale e un patrimonio del demanio risulterebbe più adeguato. Dopo il periodo militarista, la trasformazione in museo e il prestigioso intervento di Carlo Scarpa, ora siamo di fronte a una terza fase. Lo stesso Recovery richiede investimenti concreti per il rilancio dell’economia e del mondo del lavoro. Un’occasione da non perdere».La proposta di Michele Croce di Prima Verona, di dare vita a un grande museo dedicato alla signoria scaligera unificando palazzi di diversi proprietari, per gli esponenti di Traguardi non sta né in cielo né in terra. «I musei non si improvvisano», dicono. «Si parla di edifici con gestioni e destinazioni d’uso diverse, utilizzati dalla Provincia e dalla Prefettura e di proprietà in parte del Comune, in parte della Fondazione Cariverona e in parte dello Stato. La storia della signoria scaligera va valorizzata proprio tramite il progetto del Grande Castelvecchio, creando un polo museale accessibile e al passo coi tempi».

2 commenti su “Tanti sì al Grande Castelvecchio

  1. Ex ufficiale dell’Aeronautica Militare, anch’io sono favorevole al trasferimento del Circolo Unificato in una sede prestigiosa come quella dell’ex Ospedale Militare. Trovo pretestuosa e fuori luogo ogni polemica che pretenda di individuare, in questa vicenda, una qualche contrapposizione alle Forze Armate. Sono convinto che quella di questo possibile ampliamento del nostro museo sia, per la città, un’occasione da non perdere.

  2. Non può essere che ci sia contrapposizione tra interessi dei militari e interessi dei veronesi. Penso che i militari, e i loro familiari, che risiedono a Verona amino la nostra città. Perciò la posizione di alcune forze politiche, che attualmente sono tra quelle che amministrano il Comune di Verona, la ritengo totalmente fuorviante e lesiva degli interessi di tutti ci cittadini, civili e militari.

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