GREEN PASS, COVID-19, COSTITUZIONE

L’esame, dal punto di vista etico e costituzionale, delle varie misure di obbligo adottate contro Covid-19

Luciano Butti 

Luciano Butti
Covid-19

La discussione sul tema è costituzionalmente proponibile solo se tiene conto delle evidenze scientifiche

Introduzione

L’introduzione di obbligo vaccinale o green pass è una decisione politica, su una materia con forti implicazioni scientifiche. La discussione pubblica sul tema – da svolgersi con atteggiamento di reciproco rispetto – deve ovviamente tenere nella massima considerazione le evidenze scientifiche disponibili, che non possono essere ignorate senza disattendere le indicazioni ripetutamente offerte dalla Corte costituzionale (sentenze n. 16/2006, n. 282/2002 e n. 5/2018). Quindi la discussione sul tema è costituzionalmente proponibile solo se tiene conto delle evidenze scientifiche.

Le misure di obbligo o di incentivazione alla vaccinazione non hanno scopi etici, ma pratici. Il primo è quello di proteggere la salute pubblica attraverso una più capillare e più tempestiva vaccinazione contro il Covid-19. Il secondo è quello di garantire il migliore funzionamento di servizi essenziali, quali la sanità e la scuola.

Costituzionalità delle misure di obbligo o di green pass

La Corte costituzionale si è già pronunciata sui requisiti generali per la costituzionalità di questo tipo di misure. Infatti, la sentenza n. 5/2018 della Corte ha chiarito che le misure di obbligo o di forte incentivazione alla vaccinazione sono del tutto legittime sul piano costituzionale purché rispettino i seguenti requisiti: a) il trattamento deve essere “diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”; b) il trattamento non deve incidere “negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili”;  c)  nell’ipotesi di danno derivante dal vaccino, “deve comunque essere prevista la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato, e ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria”. La corresponsione di questo indennizzo, nei rari casi di danno accertato da vaccino, si applica già oggi, per costante giurisprudenza della Corte (da ultima, sentenza n. 118/2020), anche alle  vaccinazioni meramente “raccomandate”. Non ha dunque alcun senso sostenere che lo Stato prevede green pass e non obbligo per evitare l’indennizzo.

Personale sanitario e scolastico. Altro personale di servizi essenziali

Per il personale sanitario la legge già prevede un meccanismo sostanziale di obbligo durante il periodo di emergenza. Misure simili sono previste per il personale scolastico, che potrà recarsi al lavoro soltanto in presenza di green pass. In entrambi i casi, ricorrono con tutta evidenza i requisiti affinché queste misure possano considerarsi costituzionalmente legittime e nel merito equilibrate, alla luce dei criteri fissati dalla Corte costituzionale e ricordati in precedenza.

Misure come queste sono ben più incisive del mero green pass, in quanto potenzialmente pregiudizievoli per la possibilità di esercitare il diritto al lavoro.

E’ in queste ore aperto il dibattito sulla loro possibile estensione ad altre categorie di lavoratori o addirittura – secondo alcuni – alla popolazione generale.

Ciò a mio avviso potrebbe essere opportuno per i lavoratori di alcuni altri servizi essenziali a contatto con il pubblico, da identificare con attenzione sulla base di una analisi attenta dei diversi settori.

Per quanto concerne invece la popolazione generale, sarebbe a mio avviso preferibile non estendere senz’altro l’obbligo vaccinale, per due ragioni, ciascuna delle quali da sola sufficiente a rendere inopportuna la misura:

  1. La Corte costituzionale richiede gradualità e misura in ogni decisione che, come in questo caso, si trovi a dover mediare tra diversi principi e valori costituzionali di importanza fondamentale (salute pubblica e diritto al lavoro);
  2. L’implementazione di una misura di sostanziale obbligo, o della relativa sanzione, o la sospensione di un lavoratore dal servizio, richiede sempre una procedura complessa, che garantisca tra l’altro il diritto della persona destinataria del provvedimento ad essere sentita. Ora, un obbligo esteso a molti milioni di persone sarebbe ingestibile sul piano pratico, per le enormi e non disponibili risorse umane e materiali che dovrebbero essere impiegate per irrogare le sanzioni e soprattutto per condurre le procedure ad esse preliminari (è di questi giorni la notizia che persino la sospensione dei medici e sanitari non vaccinati, pure prevista per legge da mesi, è in grave ritardo). Da questo punto di vista, come vedremo, forme di green pass sono molto meno faticose da gestire per lo Stato.

Popolazione generale maggiorenne

Come è noto, la vaccinazione per Covid-19 può avere tre obiettivi:

  • Quello di proteggere la persona vaccinata dal rischio di contrarre una malattia di gravità imprevedibile a priori, che può portare anche alla morte (‘obiettivo individuale’);
  • Quello di proteggere la comunità, riducendo il rischio che la persona vaccinata possa contagiare altri (non vaccinati, anche per impossibilità medica, o, più raramente, vaccinati), abbassando nel complesso la circolazione virale, riducendo pertanto la necessità di adottare misure non farmacologiche (soprattutto varie forme di lockdown) e contenendo infine il rischio che si sviluppino varianti che potrebbero anche essere più aggressive ( ‘obiettivo solidaristico’);
  • Quello di salvaguardare la regolarità di servizi essenziali, utili a tutti, quali la sanità e la scuola (‘obiettivo comunitario’).

Tutti questi obiettivi vanno ovviamente bilanciati con i possibili rischi della vaccinazione (diversi dai comuni e transitori malesseri): rischi che, sulla base delle attuali conoscenze, per i vaccini a  MRNA, si possono definire estremamente rari e normalmente non letali, ma che mai, per nessun farmaco, possono essere esclusi al 100%.

Il green pass prevede che, per accedere ad alcune attività (di ristorazione, culturali, sportive, ecc.) si debba transitoriamente poter dimostrare, con diverse modalità, l’avvenuta vaccinazione, la guarigione, o un test negativo. Rispetto all’obbligo, questo meccanismo è per lo Stato molto più semplice da implementare.

Per quanto riguarda i maggiorenni anche giovani, la combinazione dei tre obiettivi della vaccinazione, quello ‘individuale’, quello ‘solidaristico’ e quello ‘comunitario’, rende il green pass del tutto ragionevole e giustificato, dal punto di vista costituzionale, etico e razionale. Infatti per i maggiorenni, anche giovani, all’obiettivo individuale della vaccinazione si affianca certamente, nel nostro sistema di valori costituzionali, l’obiettivo solidaristico e comunitario (costituzionalmente coperto dall’art. 2 della Carta, per il quale non esistono diritti dell’individuo senza correlativi doveri verso la comunità).

Misure specificamente incentivanti – anche più incisive rispetto al green pass attuale –  andrebbero poi adottate per gli anziani, ed anzi per tutti gli over 50 ancora non vaccinati. Oltre 3 milioni di queste persone ancora mancano all’appello. Saranno loro, se non si vaccineranno, a riempire gli ospedali, presumibilmente, durante il prossimo inverno. Ne seguiranno tensioni nella nostra comunità, difficoltà nella cura delle altre patologie, nuove possibili restrizioni in ogni ambito. Non si può e non si deve più attendere.

Minorenni adolescenti: sul vaccino decidono i ragazzi o i genitori?

Per gli adolescenti vicini alla maggiore età, la scelta sul vaccino – che al momento non è obbligatorio – non dovrebbe essere dei genitori, ma delle ragazze e dei ragazzi. Questi giovani sono in grado di informarsi come, e spesso meglio, di noi adulti. E si tratta di una scelta che riguarda il corpo, tema sul quale anche in altri ambiti (come quello della libertà sessuale, della contraccezione o del riconoscimento dei figli) la legge già riconosce al grande minorenne, a partire dai 16 anni, piena autonomia o comunque un peso rilevante nelle decisioni.

Green pass per i minorenni?

Come sopra ricordato, la vaccinazione contro il  Covid-19 ha un obiettivo “individuale”, uno “solidaristico” e uno “comunitario”. I minorenni over 12 sono oggi eligibili per la vaccinazione, e i principali organismi internazionali hanno accertato, in alcuni casi superando precedenti posizioni in parte diverse, che il rapporto costi-benefici è positivo anche per loro.

Non vi è tuttavia dubbio che, per i giovanissimi non “fragili”, i benefici diretti del vaccino siano notevolmente attenuati rispetto a quanto non si verifichi per la popolazione adulta.

Ciò ovviamente non esclude la possibilità di vaccinarsi, né l’opportunità di raccomandazioni in tal senso da parte delle Autorità, in quanto, come osservato, il rapporto rischi-benefici è comunque favorevole.

Più complesso e discutibile sarebbe invece mantenere per i minorenni, per un ulteriore prolungato periodo, forme di green pass.

Vi sono infatti specifiche problematiche al riguardo. In termini generali, obbligare o incentivare troppo pesantemente i minorenni al vaccino significa caricare su di essi un obiettivo soprattutto solidaristico a vantaggio delle popolazioni più anziane. E’ eticamente corretto farlo, quando già le varie restrizioni resesi necessarie a causa della pandemia hanno colpito soprattutto i giovani? 

Ed ancora, la decisione sul vaccino dei minorenni, legalmente, è dei genitori, e, per coloro che non sono vicini alla maggiore età, lo è anche nella sostanza: è corretto verso i ragazzi privarli di cose per loro importanti (pensiamo allo sport) per una scelta dei genitori? Non sarebbe invece preferibile una paziente, serena, professionale informazione sul metodo scientifico e in particolare sull’utilità, anche per i giovani, di questo vaccino?

Scuola e vaccini

Durante il prossimo anno scolastico, la scuola costantemente in presenza, con tutte le ragionevoli precauzioni, sarà fondamentale.  Chi vuole la scuola in presenza dovrebbe essere in prima fila nel chiedere la vaccinazione più tempestiva e più larga possibile di tutto il personale scolastico e di tutte le persone over 50. Ogni docente non vaccinato che si ammala sarà infatti un problema per molte classi. Ogni persona anziana che si ammala contribuirà ad intasare gli ospedali proprio nel periodo invernale, e ciò comporterà inevitabilmente, a prescindere dalle buone intenzioni di tutti, forti pressioni sulla scuola.

Vaccino bene comune

Il tema della disponibilità dei vaccini per i Paesi poveri è fondamentale, nell’interesse di tutti. Il vaccino va considerato un “bene comune”.  Meccanismi di attenuazione temporanea dei diritti delle società produttrici sono legalmente possibili e politicamente auspicabili. La comunità internazionale deve coordinare non solo una distribuzione equa, ma anche aiuti concreti nella logistica e nella informazione all’interno dei paesi poveri (dove l’esitazione vaccinale è in alcune aree fortissima). Infine, prima di pensare ad una terza dose generalizzata per miliardi di abitanti dei paesi ricchi senza chiare evidenze scientifiche della necessità anche oltre specifiche categorie fragili, occorre aver concretamente avviato i programmi destinati alla vaccinazione dei paesi poveri.

E tuttavia dal punto di vista logico l’argomento frequentemente proposto, per il quale non bisognerebbe vaccinare i nostri giovani perché non stiamo dando vaccini a sufficienza ai paesi poveri, è scarsamente razionale.  Oltre ad essere un argomento spesso preso a pretesto da gruppi radicalmente contrari alla scienza ed ai vaccini. Per aiutare i paesi poveri nella vaccinazione, servono volontà politica e denaro, non servono inutili inviti a non vaccinare i nostri giovani (ferma restando, per i minorenni, l’inopportunità, a mio avviso, di misure di obbligo o di forte ‘spinta’).

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