Riarmo nazionale o difesa europea?
Un “sistema di difesa” europeo integrato agli eserciti nazionali
Un “sistema di difesa” europeo modellato a partire dagli eserciti nazionali: questa l’indicazione emersa dalla tavola rotonda “Riarmo nazionale o difesa europea?”, promossa davanti ad una folta platea da La città che sale, in collaborazione con il Movimento Federalista Europeo, il 20 ottobre scorso in sala Ater.

Qui sotto la videoregistrazione dell’evento


Da sx, Giovanni Bernardini, Alberto Battaggia, Domenico Moro, Giorgio Anselmi

Una soluzione realistica in termini finanziari: una settantina di miliardi; temporali: da tre a cinque anni; politici: se i principali paesi della Ue – Francia, Germania, Italia, Spagna + la Gran Bretagna – riusciranno a convincere i loro cittadini di questa vitale esigenza.
All’incontro hanno partecipato Giorgio Anselmi, presidente della Casa d’ Europa di Verona, Giovanni Bernardini, docente di Storia contemporanea dell’Università di Verona; Domenico Moro, saggista ed esperto di politiche di difesa europea. Ha introdotto e condotto Alberto Battaggia, presidente de La città che sale.
“Si tratta di fare i conti con la realtà – ha insistito Domenico Moro, saggista esperto di questioni militari – gli Usa, con Trump e dopo Trump, non riescono più a garantire la loro presenza militare nel mondo come un tempo. L’Europa deve attrezzarsi per rendersi autonoma”.
“Un’utopia? Non lo era forse la Moneta Unica o Schengen? – ha osservato Giorgio Anselmi, di Casa d’Europa Verona – In realtà la costruzione dell’Europa ha vissuto a volte progressi rapidissimi ed imprevisti. Parallelamente alla costruzione di un sistema di difesa europeo, deve essere individuato un organismo di direzione politica democraticamente legittimata”.
“Il destino dell’Europa non è certo – ha osservato Bernardini – perché sono forti le resistenze sovraniste ad una evoluzione fcderalista dell’Unione, presenti anche in passato. Un’Europa compatta ed autonoma potrebbe svolgere in futuro un ruolo essenziale alla prevenzione dei conflitti e alla costruzione di un ordine mondiale più stabile”.
La guerra in Ucraina giunta al quarto anno, il deterioramento degli equilibri internazionali in Medio Oriente, la crescente minaccia rappresentata dalla Russia, le incertezze sul futuro dell’impegno americano nella sicurezza del continente pongono oggi a tutte le forze politiche una questione fondamentale: l’Europa può continuare ad affidare la propria sicurezza alla somma delle difese nazionali e alla protezione degli Stati Uniti, oppure deve dotarsi di una propria capacità autonoma di difesa?

Giovanni Bernardini
Il confronto ha preso le mosse dalle ragioni storiche che impedirono, già nel 1954, la costituzione della Comunità Europea di Difesa. A oltre settant’anni di distanza, il mutamento dello scenario geopolitico ripropone quella scelta con un’urgenza senza precedenti negli ultimi decenni.
“A fronte di un dibattito politico nazionale spesso confuso, condizionato da pregiudizi ideologici e preoccupazioni elettorali – ha sottolineato Battaggia – è necessario riportare il confronto sulle esigenze di difesa del nostro Paese e dell’Unione Europea alle questioni obiettive di merito”.

Numerosi gli interventi del pubblico, alla fine del dibattito, sulle numerose questioni sollevate.
La discussione ha riguardato le possibili soluzioni politiche, istituzionali e militari idonee a realizzare una difesa europea realmente efficace. Irrealistica l’idea di un esercito europeo unitario, per motivi politici e finanziari. Più ragonevole un sistema di difesa europeo integrato con gli eserciti nazionali.
Ma la questione non riguarda soltanto gli armamenti, gli investimenti e l’organizzazione militare. La difesa europea pone inevitabilmente il problema della natura politica dell’Unione, della sua sovranità e della sua legittimazione democratica. Chi dovrebbe decidere sull’impiego delle forze armate europee? Quali poteri dovrebbero essere attribuiti alle istituzioni comuni? È possibile costruire una vera difesa europea senza compiere un salto di qualità verso un’Unione politicamente più integrata, eventualmente di natura federale?
«Con questa iniziativa – sottolinea Alberto Battaggia, presidente de La città che sale – abbiamo inteso contribuire a un confronto pubblico su una delle scelte più importanti che attendono l’Italia e l’Europa. Il dibattito sulla difesa non può ridursi alla contrapposizione tra chi è favorevole e chi è contrario all’aumento delle spese militari. La questione decisiva è se le nuove risorse serviranno a rafforzare ventisette sistemi nazionali separati oppure a costruire una capacità europea comune, più efficiente e politicamente responsabile. Si tratta di una scelta che investe il futuro stesso dell’integrazione europea».
«Il New York Times – ha osservato Giorgio Anselmi, presidente della Casa d’Europa di Verona – ha scritto in un editoriale che la civiltà occidentale si fonda su tre pilastri: il culto della verità, nato col pensiero greco; la dignità di ogni persona, che è il fulcro del cristianesimo; lo stato di diritto, affermatosi a partire dall’illuminismo. Oggi l’amministrazione Trump sta demolendo tutti quei fondamenti. Ebbene, l’Europa è rimasta l’unica area del mondo a difendere quei principi. Bisogna però che affermi la propria autonomia e la propria indipendenza per avere un ruolo attivo e propositivo a livello mondiale”.
Al tavolo
Giorgio Anselmi, Presidente della Casa d’Europa di Verona, già presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo, è una figura storica del federalismo europeo nazionale. Da molti anni promuove la cultura dell’integrazione europea attraverso conferenze, incontri pubblici e iniziative di formazione politica.
Giovanni Bernardini, storico contemporaneista e ricercatore dell’Università di Verona, è stato Marie Skłodowska-Curie Fellow all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Studia la storia politica europea del Novecento, le relazioni internazionali, la Germania e i partiti socialdemocratici. È autore di numerose pubblicazioni dedicate alla storia dell’Europa contemporanea e ai processi di integrazione europea.
Domenico Moro, saggista e studioso del federalismo europeo, è membro del Comitato federale del Movimento Federalista Europeo e dell’Unione dei Federalisti Europei. Si occupa di integrazione politica europea, sicurezza internazionale e costruzione di una difesa comune. È autore di Verso la difesa europea (2018) e coautore del Manifesto di Torino per la Difesa Europea (2024)
Alberto Battaggia, fondatore nel 2019 dell’associazione culturale La città che sale, è attualmente presidente della Commissione Cultura del Comune di Verona e della rete comunale ArtiVer-Per un ecosistema dell’arte contemporanea.
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