DUE TRAFORI CORTI E UNO LUNGO. MA ANCHE NO Una mobilità della cittadinanza e non delle amministrazioni

Comunicato stampa

A sx, il programma del dibattito. Sopra, la videoregistrazione
e alcuni dei partecipanti

Sull’argomento, vedi anche il nostro Storia di un traforo mai nato

            Non è mancato il pluralismo, nel dibattito “Tra un traforo e l’altro. Opinioni a confronto sulla mobilità veronese”, svoltosi ieri pomeriggio, su Zoom, a cura de “La città che sale” e condotto dal presidente Alberto Battaggia.

            Secondo due relatori – l’avv. Luciano Butti, docente di diritto internazionale dell’ambiente e  l’arch. Giorgio Massignan, dell’Osservatorio Verona Polis – per liberare Veronetta e i Lungadige dal traffico andrebbe realizzato un “traforo corto” tra via Colonnello Fincato e via Goffredo Mameli.

Per l’ing. Giorgio Zanoni, già direttore dell’ Area lavori pubblici del Comune di Verona, è ancora attuale il progetto del “traforo lungo”, a Nord, quello abortito durante l’amministrazione Tosi.

Per l’arch. Giulio Saturni, invece, esperto di pianificazione territoriale, corti o lunghi i trafori non s’hanno da fare, perché anacronistici.

            Tutti invece hanno condiviso la necessità di investire su un sistema di trasporto rapido di massa, prioritario rispetto ad ogni altra soluzione. Non può essere, però, quello, inadeguato, che la giunta sta attuando (ma siamo sicuri?);  e che tuttavia va realizzato in fretta per evitare di perdere i finanziamenti e di pagare le penali. Piena condivisione anche sulla necessità che ogni amministrazione entrante non trascorra il suo tempo a disfare i progetti ereditati da quella precedente.

            Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del confronto, al quale hanno partecipato una sessantina di cittadini assai interessati, tra i quali il vicesindaco con delega al traffico e lavori pubblici Luca Zanotto.

            Butti: “Regalare Veronetta alla città”

            Il confronto è stato aperto da Luciano Butti, , che ha indicato l’obiettivo di “regalare Veronetta alla città”. L’avv. Butti ha ricordato come le cause che impedirono la realizzazione del “traforo lungo” durante le amministrazioni Tosi furono economiche e ambientali: le eccessive compensazioni chieste dalle aziende costruttrici, e il rovesciamento dei rischi di impresa sul Comune previsto dal financing project di allora, da un lato; l’inadeguatezza rispetto agli obiettivi di sostenibilità del traffico urbano, dall’altro. “Per Veronetta è invece auspicabile – ha continuato Butti – un traforo corto da Borgo Venezia a Borgo Trento (via Mameli),  percorribile anche dai mezzi pubblici, che la liberi dal traffico di attraversamento”. Ad esso va aggiunta l’imposizione di zone 20 e zone 30 (km orari) alle automobili dei residenti autorizzati. “Come a Friburgo. Restituita ai turisti e ai residenti – ha osservato Butti –  e percorsa da pedoni e ciclisti, la bellissima Veronetta garantirebbe anche enormi vantaggi economici ai commercianti”.

            Massignan: “Basta blocchi ideologici contro il traforo”

            Anche Giorgio Massignan ha sposato la stessa tesi, sottolineando come i due trafori a Nord, tra la Valpentana e la Valpolicella, quello “lungo” fallito da Tosi e quello “corto” attualmente previsto dal PUMS, abbiano un “carattere autostradale”  e non siano funzionali alla sostenibilità del traffico urbano. Massignan ha evidenziato l’inadeguatezza degli obiettivi dello stesso PUMS sulla diminuzione del traffico privato e della percentuale di anidride carbonica rispetto alle  indicazioni europee. Indispensabile, invece, un efficiente sistema di trasporto pubblico. Nonostante la palese inadeguatezza, “va comunque iniziato e completato quello in fase di realizzazione”.  Dopodiché si potrà pensare ad “un piccolo traforo che colleghi Borgo Venezia, via Fincato, con Borgo Trento,  utilizzato prima dalle automobili e poi, quando ci sarà, dal trasporto pubblico, evitando blocchi ideologici”.

            Zanoni: “Le grandi opere sono della collettività, non delle singole amministrazioni. Sì al traforo lungo”

            Giorgio Zanoni, rispondendo alla domanda specifica del presidente Battaggia, ha sostenuto che nella progettazione di grandi opere “gli interessi  imprenditoriali devono e possono essere conciliati a quelli dei cittadini, attraverso il loro coinvolgimento nella discussione pubblica”. Zanoni ha poi osservato che “nella mia esperienza, ogni amministrazione ha cambiato i progetti di quelle precedenti: questo non  deve più avvenire”.  Anch’egli molto scettico sul piano filobus attuale, l’ex dirigente comunale ha auspicato che  si riprenda l’idea di un traforo lungo a Nord, “perché  quelli corti o cortissimi si limitano spostare i problemi, non a risolverli”. Su Veronetta, Zanoni ha confermato le analisi precedenti, ricordando come già 30 anni fa il piano Winkler prevedesse la pedonalizzazione del quartiere: “ma non se ne fece nulla”.

            Saturni: “E’ l’idea di un traforo ad essere anacronistica. Verona non è più in espansione”.

            L’arch. Saturni, invece si è dichiarato del tutto contrario ad ogni idea di traforo. “Osservo – ha detto- che non è indispensabile prevedere un anello circonvallatorio per la città”. Ribadendo la necessità di ragionare su questi temi dal livello della pianificazione territoriale, ha citato Brescia, “un modello” che  non lo prevede, avendo allestito una grande e veloce tangenziale e una efficiente metropolitana per il collegamento Nord-Sud.  “L’attuale PUMS – ha osservato Saturni – non migliora nulla in tema di mobilità: non si tratta di spostare il traffico privato ma di abbatterlo. Dobbiamo creare una città nella quale sia più conveniente spostarsi con altri sistemi”.  Ha quindi esortato a lavorare sul trasporto pubblico di massa attirando finanziamenti; e di pensare a soluzioni specifiche per problemi specifici, come dei sottopassi a San Giorgio; lo spostamento delle scuole superiori di Veronetta, magari al Centra Park; a delle passerelle per i pedoni nel lungadige davanti al Teatro romano.

           

I percorsi del “Traforo lungo”, del “Traforino” e del “Traforo corto”

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