Attaccati al tram

Mobilità sostenibile e trasporto pubblico. Prospettive

Il resoconto del dibattito di giovedì 24 marzo

            Il progetto deve andare avanti. I lavori dureranno tre anni. Auspicabili diversi miglioramenti.  Butti: “Comune assente, ma non facciamo gli schizzinosi”. Rupiani: “Il progetto è in sicurezza tecnologica, ambientale e finanziaria”. Menna: “Diverse criticità nel percorso e manca la mappatura dei sottoservizi”; Caleffi: “A Verona si discute senza concludere nulla. Le amministrazioni devono continuare e non disfare i progetti ereditati come ha fatto Sboarina”. Vallani: “Come ha fatto Sboarina nel 2017 e come ha fatto Tosi nel 2007”.

            Ci sono voluti esattamente 30 anni e 5 amministrazioni, ma forse ci siamo. Entro dicembre 2025, secondo la previsione del presidente di Amt, i veronesi avranno finalmente un moderno sistema di trasporto pubblico mediante bus elettrici. Era forse questa la conferma che si si aspettava dal dibattito “Attaccati al tram. Mobilità sostenibile e trasporto pubblico. Prospettive, svoltosi giovedì 24 marzo a cura de “La città che sale”.

            Oltre che dal presidente Alessandro Rupiani, l’Azienda Municipalizzata dei Trasporti era rappresentata dal Responsabile Unico del Progetto Filobus ing. Domenico Menna e dal consigliere della minoranza nel Consiglio di amministrazione avv. Luciano Butti, docente di Diritto ambientale internazionale presso Unipd. A completare il tavolo  Gian Arnaldo Caleffi, Pianificatore territoriale, Consulente per il programma della Lista Civica per Verona Tosi sindaco; e Stefano Vallani, Marketing manager presso ATV, Consigliere comunale del Partito Democratico.

            Dopo avere ricordato la storia trentennale del progetto della tramvia di Verona, il  presidente dell’associazione Alberto Battaggia ha chiesto a Luciano Butti un report sulla sua esperienza – un anno, di consigliere nel Cda della società. “Rispondo con tre numeri – ha detto Butti – 10 sono le città comparabili a Verona che in questi anni si sono dotate di un moderno sistema di trasporto pubblico. 200 mila gli euro che prima di questa gestione venivano buttati via ogni anno in pubblicità e sponsorizzazioni; 60% il contributo statale al progetto che rischiamo di perdere se non finiamo al più presto l’opera”. L’avvocato ha poi lamentato la latitanza del Comune:  sia, politicamente, disertando l’incontro avuto dal Cda col ministro competente  per avere conferma dei finanziamenti, “che perderemo se non ci sbrighiamo”; sia rispetto all’inizio dei lavori, “forse preoccupato di aprire cantieri prima delle elezioni”. Nel ribadire la necessità dell’opera, l’avvocato ha sottolineato l’assoluta necessità che le amministrazioni proseguano e non boicottino i progetti ereditati. “E non facciamo gli schizzinosi – ha concluso – lo dico a tutte le forze politiche: il progetto poteva essere migliore, ma oggi impegniamoci tutti per realizzarlo”.

            Il conduttore del confronto ha poi chiesto al presidente di Amt Alessandro Rupiani di aggiornare i presenti sullo stato del’arte del progetto. “Quando l’anno scorso mi sono insediato – ha spiegato il presidente –  non ho guardato alle colpe del passato ma alle cose da fare in futuro”.  In quel momento la situazione i rapporti con l’Associazione temporanea di impresa aggiudicataria dei lavori “si era fatta difficile”, ha spiegato Rupiani,  “erano fallite delle aziende, l’Ati tergiversava sul cronoprogramma, si rischiavano dei contenziosi…”. Il presidente ha spiegato come lo sforzo del Consiglio sia stato quello di mettere in sicurezza il progetto finanziariamente, grazie alla Banca europea degli Investimenti, e di mandare avanti il progetto anche proceduralmente, facendo approvare la variante, tanto che “probabilmente a maggio dovremmo avere l’approvazione del Cipess e in luglio dovremmo iniziare i lavori”.  Per finirli quando?, ha chiesto Battaggia: “Se non avremo problemi del tutto imprevedibili, a fine dicembre 2025”.

            La parola è infine andata ai rappresentanti delle opposizioni politiche. A Gian Arnaldo Caleffi, consulente del programma per la Lista Tosi, Battaggia ha chiesto una valutazione generale del progetto:   “A Verona – ha risposto Caleffi – in 40 anni si sono discussi un sacco di bei progetti:  il Traforo delle Torricelle, l’Area della Innovazione alla Marangona, il Polo finanziario in Zai, la Tramvia… Questa è una città dove si discute in continuazione e non si fa nulla”! Caleffi ha sottolineato come nemmeno Flavio Tosi, “a cui tutti riconoscono un grande decisionismo, è riuscito a portare a termine Tramvia e Traforo delle Torricelle”. L’architetto ha poi ricordato la sistematica azione dei Comitati che ad ogni progetto, per principio, si oppongono: una tradizione tutta veronese”. Il risultato è che alla fine le forze politiche, che devono pur sempre rappresentarli, ne accolgono le istanze distruttive. Caleffi ha concluso concordando sul principio di continuità delle opere tra una amministrazione e l’altra: “Ogni riferimento a quella del sindaco Sboarina è assolutamente volontario”.

            E’ stata infine la volta di Stefano Vallani, consigliere comunale del PD: “Condivido il pensiero di Caleffi – ha osservato – ma impariamo dal passato:  anche Tosi, nel 2007, fece la stessa cosa di Sboarina affossando la il progetto di Tramvia ereditato dal sindaco  Zanotto e pronto per essere inziato a favore dei bus”. La coalizione che sostiene Damiano Tommasi, ha continuato Vallani “è dell’idea di proseguire il progetto ma cercando di migliorarlo: sia rinforzando le linee che ampliando i parcheggi scambiatori”. Vallani ha anche insistito sull’opportunità di collegare “senza rotture di carico”, ossia senza costringere i viaggiatori a cambiare mezzo, dal filobus ai bus, nei quartieri più periferici, come prevede il piano della Provincia, al fine di non creare una circolazione di serie A e una di serie B”.

            Nel dibattito successivo col pubblico, di particolare interesse la domanda rivolta ai vertici di Amt dall’ing. Luciano Ortolani, già dirigente per i lavori pubblici del Comune di Verona e alla direzione di quelli per il filobus fino al 2017: “Come mai la progettazione esecutiva a stralci – ha chiesto Ortolani – elaborata durante l’amministrazione Tosi, che, pur allungando i tempi di realizzazione,  avrebbe permesso di minimizzare gli inconvenienti procurati dai cantieri alla cittadinanza, è stata abbandonata per una progettazione esecutiva completa”?

            Anche l’ing. Menna ha fatto presente di non avere avuto alcun responsabilità in merito, quando era solo consulente del RUP di allora per altri aspetti del progetto e di essersi trovato il progetto esecutivo già approntato: “non saprei dire perché è stata fatta questa scelta”. Menna ha poi ricordato il suo impegno ad accantonare risorse per compensare il vero punto debole del progetto: la mancata mappatura dei sottoservizi e la disinvoltura con cui sono state autorizzate diverse società specialmente di telecomunicazioni ad inserire condotti intralcianti il percorso filoviario”

Verona, 25 marzo 2022

Un commento su “Attaccati al tram

  1. Grazie per l’incontro che mi ha fatto venire in mente due cose ed alcune considerazioni:
    1. Che nel 1997 ad una fiera sulla mobilità avevo preso un fascicoletto di 16 facciate ove il Comune di Padova spiegava bene con planimetrie e schemi progettuali tutto il tracciato della loro tramvia, con tutte le fac di approfondimento per i cittadini sui vari dubbi. Poi Padova l’ha fatta! Ma il progetto avevano iniziato a spiegarlo bene fin da subito, A Verona ha sempre prevalso la polemica e la superficialità.
    2. Quando si è parlato di Tramvia a Verona avevo mostrato quel fascicolo ai tecnici dell’Amministrazione Comunale e all’inizio mi sono immaginato che il passare della Tramvia avrebbe riqualificato funzionalmente e urbanisticamente quei percorsi rendendo scintillanti – come una vetrina continua – le strade interessate che avrebbero avuto un aumento di valore dei negozi e delle case, in quanto, come succede nelle migliori città del mondo, ove sarebbe passata la tramvia il passeggero può scendere, fare un acquisto e risalire sul tram seguente dopo pochissimi minuti! Immaginavo inoltre che il progetto della Tramvia sarebbe stato il momenti per progettare al meglio percorsi pedonali e ciclabili di adduzione alle fermate, in un’ottica di vera trasformazione urbana.

    La cosa invece si è evoluta in tutt’altro modo.

    Ripensando ai temi proposti dal conduttore e toccati dei relatori, secondo me una mancanza della serata è stata la riflessione sul servizio di trasporto visto dalla parte dell’utenza; solo Vallani ne ha fatto un riferimento accennando alla rotture di carico cioè sulle necessità di fare un cambio mezzo per chi abita nei quartieri non serviti e di come serva potenziare un servizio coordinato ed integrato tra filovia e rete dei normali autobus. Non si è parlato del miglioramento del trasporto come offerta di persone/ ora e se i nuovi mezzi saranno veramente più capienti degli attuali snodati che sono lunghi circa uguale. La gente si domanda cioè se nelle ore di punta i mezzi saranno ancora pieni come ora a se il comfort di viaggio in quelle fasce orarie sarà veramente migliore.

    Non si è parlato del nuovo servizio dal punto di vista dell’azienda che lo gestisce (forse due aziende AMT per la filovia ed Atv per i restanti bus?) Cioè se serviranno nuovi autisti oppure se poi atv dovrà vendere eventuali bus in eccesso o se li utilizzerà comunque tutti

    Si è impostato l’incontro solo sull’opera pubblica con un contratto, un Rup, dei tempi da rispettare, il finanziamento, ma al cittadino interessa il servizio! Se ci metterà meno tempo per spostarsi, se sarà ad elevata frequenza e con un buon comfort di viaggio, cioè se sarà più vantaggioso, più confortevole più attraente.

    Lo dicevo già all’epoca all’assessore Alessandro Polo all’urbanistica con la sindaca Sironi, che la politica deve entusiasmare la cittadinanza sull’allora Tramvia; si doveva allora e si dovrebbe adesso, fare in modo che la gente possa riconoscersi in quell’opera ed aspettarla con desiderio, invece mi sa che continuerà ad essere vista dai cittadini come il mezzo per gli studenti ed i poveretti; cioè come un ostacolo, come una cosa per gli altri che loro non prenderanno mai.

    Inoltre è il modello di sistema di trasporto, cioè la rete futura delle linee filovia + bus che va illustrato e spiegato bene alla gente!
    La legge parlava di sistema di trasposto rapido e di massa. La mia vera preoccupazione è che alla fine salteranno le preferenziali e pertanto non sarà rapido ed i mezzi che arriveranno saranno circa come quelli attuali e pertanto non sarà neppure di massa!
    Grazie a tutti dell’attenzione.

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